TUTTI INSIEME PER GRAMOS
Qui non centra la letteratura, non centrano i libri le polemiche tra Piperno, Scurati e compagnia bella.
Ci sono dei momenti nella vita in cui bisogna mettere da parte le discussioni sul ruolo dell’intellettuale e baggianate varie per avere il coraggio di fare del bene.
Spesso ascoltiamo politici, personaggi dello spettacolo ma anche gente comune riempirsi la bocca con parole di circostanza sul bene del mondo, che bisogna aiutare i bambini nei paesi poveri eccetera eccetera.
Ma di fatti non ne vediamo.
Noi invece non siamo così.
Poche parole e molti fatti.
Se bisogna fare del bene siamo i primi a offrirci di aiutare un bambino in difficoltà come Gramos con questa iniziativa cui dobbiamo attribuire tutto il merito a Sabrina Campolongo, io mi sono solo limitato ad aiutarla per realizzare questo progetto.
Partecipate in molti, fate sentire la vostra voce, a fin di bene.

CHI SCRIVE E CHI E’ SCRITTORE

Ho letto con curiosità lo sfogo di Barbara Gozzi su Blogsfere Cultura riguardo gli editori e gli scrittori emergenti e di questo articolo (che consiglio di leggere qui) ciò che mi ha maggiormente colpito è questa analisi di Barbara:
“La percentuale di chi scrive è cresciuta a dismisura. E sul concetto di 'scrivere' e 'scrittore' iniziano i primi scricchiolii. Ho sentito persone che avevo appena finito un primo testo definirsi scrittori. Ho sentito chi pubblica articoli on line (senza essere giornalista intendo) definirsi scrittore. Ho sentito chi ha stampato dodici libri con il print on demand, definirsi scrittore.
Per carità, libertà. Io sono per la libertà. Se uno vuole scrivere, qualsiasi cosa voglia scrivere, che lo faccia. In privato o in pubblico. Però.
Però ci vorrebbe più rispetto. Innanzi tutto il rispetto per i mestieri e le qualifiche. Non esiste un diploma o un corso di laurea che ti attribuisce il titolo di 'scrittore', si potrebbe obbiettare. Perfetto. E questo ci autorizza a essere tutti scrittori per elezione divina?”
Purtroppo non è l’unica a cui capita sentire persone boriose (perché altro non sono che boriose) definirsi scrittori solo per aver scritto un libro pubblicato magari a proprie spese (non che ci sia niente di male ma da qui a dichiarasi scrittori ce ne vuole di coraggio) o perché hanno pubblicato qualche racconto su delle riviste di letteratura.
E’ no, sarebbe troppo facile, sarebbe come dire (concedetemi l’esempio sciocco ma efficace) “io sono un falegname perché ho costruito un tavolo e due sedie per casa mia”, no caro mio troppo facile.
Diventa comunque difficile cogliere la differenza tra una persona che scrive e uno scrittore.
Prendete questi due esempi.
X ha scritto un solo libro a cinquant’anni, così per passare il tempo e gli è venuto voglia di inviarlo a un editore.
Quest’editore fiutando la possibilità di un affare dopo aver fatto un’attività di editing esasperata ha pubblicato il libro di X che è diventato in poche settimane un bestseller, così X è diventato uno scrittore, o almeno così viene definito.
Y invece fin dall’età di vent’anni amava scrivere, ha pubblicato una ventina di libri, con poco successo, ha avuto sì le sue soddisfazioni ma niente di più.
Purtroppo per campare deve fare un altro lavoro e quando gli chiedono “che lavoro fai?” lui risponde “lavoro in comune” e non sono uno scrittore.
Dalla gente così è considerato come un impiegato comunale che ha scritto qualche libro.
Ora mi chiedo e giro come al solito a voi la domanda, qual è la differenza tra chi scrive e uno scrittore?
Francesco Giubilei

CHAPEAU
Di Francesco Giubilei
Tanto di cappello, alla francese per segnalare libri che a mio giudizio meritano di essere letti.
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BLACK OUT
Di Gianluca Morozzi
Di Morozzi avevo letto l’ultimo libro, l’Abisso, pubblicato per Fernandel, mi era piaciuto lo stile, la padronanza del lessico l’apparente semplicità della storia.
Poi avevo potuto apprezzare l’autore bolognese grazie ad un articolo pubblicato per Historica.
Ma dopo avere letto Black out devo riconoscere la bravura e la genialità di Morozzi.
Black out mi era stato consigliato da una persona fidata, Alice Suella, una che quando si parla di libri e di un certo tipo di letteratura sa il fatto suo.
Devo ammettere però che inizialmente la storia mi era sembrata alquanto stupida, scontata, un serial killer padrone di un locale bolognese in voga apparentemente un tipo a posto, una ragazza omosessuale e un ragazzo di sedici anni che sta scappando di casa.
I tre casualmente si incontrano il giorno di ferragosto in un palazzo deserto nella periferia bolognese.
Fa un caldo terribile, un ascensore è fuori uso e i tre aspettano l’arrivo dell’altro ascensore.
Mentre salgono improvvisamente l’ascensore si blocca, l’allarme fuori uso, la bottoniera pure, i tre pensano a un black out.
Il tempo passa, inesorabile, le ore trascorrono una dopo l’altra, manca l’aria, l’acqua, soprattutto l’acqua.
Inizialmente cercano di sdrammatizzare, sono sicuri che verranno a liberarli da quell’inferno poi perdono la pazienza, impazziscono.
La storia prosegue piatta, accade quello che tutti si aspettavano fin dalle prime pagine, poi il genio di Morozzi si svela, un colpo di scena inaspettato, per l’appunto geniale.
Un ritratto dell’Italia dei nostri giorni attraverso un romanzo che si può classificare come un noir, un horror e ovviamente anche una storia ricca di suspense.
Consiglio di acquistarlo, soprattutto in questo periodo perché in edizione Tea è scontato e costa cinque euro e novanta invece di sette e ottanta.
INTERVISTA A LAURA COSTANTINI E LOREDANA FALCONE
di Francesco Giubilei

Chi sono Laura Costantini e Loredana Falcone?
Laura: Dunque, vediamo. Sono una che ama scrivere e che ha deciso di farne un mestiere. Poiché guadagnarsi da vivere facendo lo scrittore in Italia è quasi un’utopia, ho optato per il lavoro più simile: giornalista. Ma continuo a dire che sono una scrittrice con l’hobby del giornalismo. Attualmente lavoro per il programma di RaiUno “La vita in diretta”, ma ho iniziato sulla carta stampata spaziando dai quotidiani (Il Secolo XIX) ai settimanali (Oggi, Chi, Visto, Stop, Novella 2000).
Lory: Io non ho un curriculum altrettanto interessante. Sono appassionata di storia, mi sono laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ma non ho voluto saperne di insegnare. Il mio sogno è sempre stato quello di scrivere e ho fatto in modo di non ritrovarmi tra coloro che, alla presenza di uno scrittore, dicono con aria ispirata: “Sa, anch’io avrei voluto scrivere…”. Vuoi scrivere? Scrivi!
Da quanto tempo lavorate insieme e come è maturata questa scelta?
Lavoriamo insieme da moltissimi anni (non ci chiedete quanti, perché non si chiede l’età a delle signore) ed abbiamo iniziato sui banchi del liceo (classico, ovviamente). E’ lì che ci siamo conosciute ed abbiamo scoperto di avere questa passione in comune.
Avete mai litigato, se sì, perché?
Altrochè se abbiamo litigato, sia per motivi personali (siamo molto diverse e quindi la pensiamo in modo opposto su parecchi aspetti della vita), sia per motivi professionali. Capita di non trovarsi d’accordo sugli sviluppi di una trama e ognuna delle due difende a spada tratta il proprio punto di vista. Ma non abbiamo mai lasciato tramontare il sole su uno scontro. E riusciamo sempre a trovare il giusto equilibrio nelle vicende dei nostri personaggi.
Una curiosità che mi assilla da sempre quando leggo libri scritti a quattro mani è la modalità di lavoro degli scrittori, com’è il vostro modo di procedere nella stesura di un libro?
Questa domanda è quella più gettonata ogni volta che presentiamo un libro (e di presentazioni, in giro per l’Italia, ne abbiamo fatte più di qualcuna). Ci rendiamo conto che risulta difficile capire il meccanismo, ma in realtà non c’è niente di complicato: ci incontriamo una o due volte a settimana, ci sediamo davanti al computer e, semplicemente, scriviamo.
L’ultima vostra fatica letteraria, Le colpe dei padri, avete deciso di pubblicarla a puntate su un blog, qual è stata la molla che ha fatto scattare in voi la consapevolezza che ormai non ha più senso pubblicare i libri su carta?
Tutti coloro che seguono il mondo letterario avranno letto la notizia pubblicata in questi giorni secondo la quale in Italia vengono stampati qualcosa come 40 titoli al giorno. Quaranta! Un’enormità, un oceano di carta nel quale è quasi impossibile ottenere visibilità per il proprio prodotto. Perché l’editoria com’è concepita oggi ha ridotto la creazione letteraria a questo: un prodotto.
Noi abbiamo già pubblicato su carta tre romanzi:
“New York 1920 – Il primo attentato a Wall Street”, un romanzo storico sull’emigrazione italiana e sulle difficoltà di integrazione.
“Eibhlin non lo sa…”, un romanzo fantasy intorno alla figura di una strega irlandese dei giorni nostri.
“La guerra dei sordi”, un romanzo sul conflitto tra ebrei e palestinesi con particolare attenzione al momento dell’assedio subito da Arafat nel 2002. (Quest’ultimo deve ancora essere presentato al pubblico)
Tutti e tre sono acquistabili solo online, in quanto la casa editrice Maprosti e Lisanti (www.maprostielisanti.it) non ha una distribuzione e questo, ovviamente, non ci facilita le cose.
“Le colpe dei padri” era stato sottoposto all’attenzione di una casa editrice che lo aveva trovato interessante, ma a patto che accettassimo di pagare un contributo per la pubblicazione. In quel momento, oltretutto, sulla blogosfera era in corso un dibattito (è sempre in corso, per la verità) sul perché e per come uno scrittore voglia essere pubblicato. La decisione è stata presa come risposta a queste domande oziose: uno scrittore vero scrive per essere letto, tutto il resto conta ben poco (fama, soldi, successo). Quindi abbiamo voluto dimostrare, sulla nostra propria pelle, la validità di quanto affermavamo e abbiamo messo online il nostro romanzo inedito.
Sono molti ormai gli scrittori, anche celeberrimi, che hanno preferito pubblicare i propri libri online, secondo voi potremmo arrivare a un punto in cui l’editoria cartaceo scomparirà per fare spazio a questo nuovo modo di pubblicare libri?
Crediamo, piuttosto, che si arriverà ad una coesistenza. Il libro fatto di carta e inchiostro esercita un enorme fascino su coloro che amano leggere. E possiamo constatarlo anche dai commenti che riceviamo su “Le colpe dei padri”. Sono in molti a chiederci perché non lo abbiamo pubblicato su carta e molti altri preferiscono stamparlo, piuttosto che leggerlo sullo schermo. I tempi non sono ancora maturi per il predominio degli e-book, anche se a nostro parere i libri virtuali sono un esperimento molto interessante e destinato a conquistarsi un proprio spazio in tempi rapidi.
Ci parlate del vostro libro, della trama, di quando l’avete scritto e potete fornire ai lettori il link dove leggere questo romanzo?
Si tratta di una saga familiare che abbiamo ambientato nel Wyoming. Anche questa scelta è stata oggetto di critiche in quanto sembra che agli scrittori “esordienti” sia richiesto di scrivere esclusivamente storie ambientate in Italia perché, pare, così sono costretti a scrivere di cose che conoscono. Un’ottica che definire miope ci pare riduttivo. Siamo due accanite lettrici di narrativa americana, ci siamo formate leggendo Steinbeck, Faulkner, Tennessee Williams e la storia narrata nel nostro romanzo non avrebbe avuto senso in un altro contesto geografico, pur essendo una vicenda legata al dolore del ricordo, al rimpianto del tempo perduto, al marcio che può nascondersi all’interno di un nucleo familiare.
Il romanzo era nel cassetto da un paio di anni e siamo felicissime del riscontro che sta ottenendo su http://lestoriedilauraetlory.splinder.com
Una proposta che vi faccio per la prima volta con questa intervista, che ne dite di collaborare con Historica e poi di pubblicare l’intero libro “Le colpe dei padri” attraverso Lulu per Historica editrice, un mio nuovo progetto, e infine che ne pensate (sempre tema di internet ed editoria) di riviste letterarie indipendenti online come Historica?
Abbiamo “sfogliato” virtualmente Historica e l’abbiamo trovata interessante come progetto e come contenuti. Il vantaggio di Internet è la possibilità di esprimersi con una libertà che difficilmente si ottiene all’interno di un progetto editoriale cartaceo, soprattutto a causa delle pastoie commerciali, finanziarie e di sponsorizzazione. Una collaborazione possiamo tranquillamente prenderla in considerazione. In quanto alla pubblicazione del nostro romanzo con Historica Editrice, saremmo felici di tenere a battesimo questa nuova realtà. La diffusione della propria opera è, in realtà, l’unica vera ricompensa per un’artista. In questo caso, due.
RACCONTO
SEGNALO UN MIO RACCONTO APPARSO SUL BLOG http://unastoriaaidelfini.splinder.com/ CURATO DALLA SCRITTRICE MARIA GIOVANNA LUINI, ANDATELO A LEGGERE, SE VI VA, E DITEMI COSA NE PENSATE.
Francesco Giubilei
CHAPEAU
Di Francesco Giubilei
Tanto di cappello, alla francese per segnalare libri che a mio giudizio meritano di essere letti.
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IL PROFUMO DELLA NEVE DI FRANCO MATTEUCCI
Avevo letto di questo libro nell’elenco dei cinque finalisti del Premio Strega ma non mi ero interessato alla storia che raccontava ne ad acquistare il volume.
Poi tempo dopo vidi una recensione su un blog e fui incuriosito dalle parole del blogger “un gioiellino, stupendo, un piccolo capolavoro” così feci un salto in libreria e ne comprai una copia.
Rimase sepolta sotto la pila dei libri da leggere nel mio comodino per circa un mese finchè decisi di prenderlo per leggerlo.
Un libro veloce, scritto con caratteri grandi in formato quasi tascabile che ho divorato in poco più di un’ora.
La storia, effettivamente un piccolo gioiellino di scrittura, racconta di Ugo un falegname in pensione da poco tempo colpito da un infarto che trascorre la sua vita in una casa di montagna, da lui costruita, con la moglie Elena.
Un giorno una grande nevicata imbianca tutto il bel paese e Ugo, preso dalla nostalgia dei tempi passati, decide di rispolverare i suoi vecchi sci, i Derby oro, e di lanciarsi in una folle discesa.
Il suo viaggio prosegue “sospeso tra realtà e mistero, incanto e sogno, accompagnando il lettore nell’abbaglio di una natura magnifica, verso un finale di fiaba, segreto e indimenticabile”.
Sulla copertina campeggia, immancabile una fascetta gialla “quinta edizione finalista Premio Strega 2007”.
Un bel libro, magico, strano, originale, da leggere possibilmente tra una biografia di ottocento pagine di Garibaldi e l’Ulisse di Joice, almeno per staccare un po’.
IL LETTORE TIPICO ITALIANO

Gli italiani non leggono, gli italiani sono ignoranti, rispetto agli altri paesi europei in Italia si legge pochissimo.
Queste sono le accuse che vengono mosse sovente nei confronti del popolo italiano. L'unico dato evidente, per quel che mi riguarda, è la forbice che esiste in Italia. Una parte, esigua, di italiani legge centinaia di libri all'anno e un'altra parte, in maggioranza, non apre quasi mai i libri.
Sembrerebbe invece che gli abitanti del bel paese non disprezzino l'acquisto dei libri, in particolare dei romanzi. Ciò che mi ha colpito di questo articolo apparso su Repubblica.it sono questi dati forniti da una ricerca dell'ISTAT:
"Una macchina narrativa sterminata, che potrebbe apparire paradossale dinanzi ai bassi indici di lettura esibiti dal nostro paese. Un Paese in cui, comunque, si stima vengano venduti circa 20 milioni di romanzi all'anno: 56.915 al giorno."
Ora i fatti sono due: o gli italiani comprano i libri e non li leggono oppure non è vero che non leggono come ci vogliono fare credere.
Intanto consiglio questo libro che non ho ancora acquistato ma penso di comprare presto.

Ora vorrei proporvi un piccolo gioco estivo, che ne dite di fare una descrizione del lettore tipico italiano?
Poi scrivo anch'io la mia descrizione.
![Spicchi (Barbara Gozzi) -[KVP:EBooks]-](http://www.kultvirtualpress.com/images/Spicchi.jpg)
Questo è il primo e-book che recensisco e che leggo.
Vi anticipo subito che potete trovarlo qui pubblicato sul sito Kult Underground.
Lo ammetto prima di leggere questo libro ero un po’ scettico, non sulle capacità dell’autrice, di cui ho potuto apprezzare più di una volta le ottime doti, o sul valore della storia, quanto sull’oggetto e-book.
Non riesco a leggere più di dieci pagine di fila sullo schermo, dopo un po’ mi bruciano gli occhi e compaiono strani pallini e la voglia di leggere è pari a zero.
Anche quando si tratta di articoli o racconti non troppo lunghi ma che m’interessano gli stampo e me li leggo con calma assaporando le parole una ad una, concentrato, nel silenzio, godendomi la lettura.
Pensavo inoltre (sbagliando) che la scelta di pubblicare un e-book derivasse dalla mancata pubblicazione da parte degli editori “canonici” e non da una scelta che tiene conto di vari fattori quali l’incompatibilità del libro con il mercato editoriale cartaceo, la non volontà dell’autore di cercare un editore.
A chiarirmi l’idee fu Barbara Gozzi in una telefonata nella quale dichiarò di aver pubblicato il libro online perché la ricerca di un editore disposto a pubblicare il libro non a pagamento sarebbe stata estenuante.
In effetti “Spicchi” è un libro abbastanza leggero.
Scritto sì con una notevole padronanza del linguaggio e con un lessico invidiabile ma di dimensioni ridotte e con una storia senza tante pretese.
Più che un romanzo lo definirei un esercizio di scrittura nel quale l’autrice modenese si diletta nella descrizione di una giornata tipo di quattro persone.
Una impiegata d’ufficio, un piccolo imprenditore, un pittore-casalingo e una ragazza diciannovenne.
Piccole avventure di tutti i giorni, spicchi di vita, routine quotidiana raccontata con semplicità e veridicità.
Se fosse una recensione di un libro cartaceo la concluderei scrivendo: “da comprare, una lettura estiva che porta via poco tempo ma molto ben scritta” dato che si tratta di un e-book concludo invece così: scaricate su Kult Virtual Press questo libro, stampatelo, se vi va, fatelo rilegare, come ho fatto io e poi leggetelo sotto l’ombrellone.
Francesco Giubilei
PUBBLICARE ONLINE

Scopro da questo articolo che la scrittrice Elfriede Jelinek , premio nobel (leggi la sua biografia in fondo all'articolo), ha deciso di pubblicare il suo nuovo libro non in libreria ma online sul suo sito.
Già il fatto di per sè fa discutere anche quando un autore poco conosciuto decide di scartare la pubblicazione in libreria preferendo il web, ma quando si tratta di un Premio Nobel la decisione fa sicuramente scalpore.
Come mai la Jelinek avrà deciso di pubblicare il suo libro online non guadagnando nulla?
Sicuramente non sarà stato un problema relativo alla ricerca di un editore.
Esagero se dico che così facendo i libri scompariranno lentamente per lasciare spazio a grandi portali (non illudiamoci che con il passaggio al web le grandi case editrici perdano la visibilità che hanno ora) dove verranno raccolti i nuovi libri?
E ogni sito si occuperà di uno specifico genere letterario; uno per i classici, uno per i gialli, uno per il noir, uno per i romanzi, uno per i saggi ecc...?
Non sarebbe una cosa molto triste?
Francesco Giubilei
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FONTE WIKIPEDIA
Elfriede Jelinek (Mürzzuschlag, Stiria, Austria 20 ottobre 1946) è una scrittrice austriaca.
Nell'anno 2004 le è stato conferito il Premio Nobel per la letteratura.
Cenni biografici
La madre, Olga Buchner era originaria dell'alta borghesia viennese e per molti anni mantenne la famiglia con la sua attività di contabile. Al padre di Elfriede, Friedrich Jelinek di origine ebraica e ceca, durante gli anni del nazionalsocialismo, in quanto chimico e impiegato in ricerce di interesse bellico fu risparmiata la persecuzione antisemita, all'inizio degli anni Sessanta fu però colpito da un malanno di natura psichica.
Nel 1960 Elfriede iniziò gli studi al conservatorio di Vienna, organo, flauto e in seguito composizione. Nel 1964 si iscrisse alla facoltà di scienze teatrali e storia dell'arte ma abbondonò gli studi per sopraggiunti problemi psicologici. Trascorse il 1968 in isolamento nella casa paterna. Durante questo periodo iniziò a scrivere le sue prime poesie pubblicate in alcune riviste e in edizione limitata. Il primo romanzo, bukolit (1968) rimane inedito fino al 1979. Il padre morì nel 1969 in una clinica psichiatrica. Dopo la morte del padre iniziò lentamente a riprendersi entrò nei movimenti studenteschi e si trasferì per alcuni mesi in una comune di sinistra.
Nel 1971 si diplomò al conservatorio. Nel 1972 si trasferisce a Berlino dove convive con lo scrittore Gert Loschütz, dopo un anno torna a Vienna. Nel 1974 entra nel partito comunista austriaco (KPÖ), nello stesso anno sposa Gottfried Hüngsberg, autore di colonne sonore per Rainer Werner Fassbinder.
Carissimi,
Grazie davvero per le segnalazioni e le belle parole seguite alla pubblicazione di Historica n.4.
Hanno comprato tre copie del formato cartaceo (guadagni 1,68 € perchè qualcuno ha comprato una copia da scaricare sul pc) sono molto contento anche del successo di questa iniziativa.
Oltre i ringraziamenti scontati a tutti gli autori per l'impegno un grazie speciale va a Gordiano Lupi per avere diffuso nella sua newsletter Historica a Francesca Mazzucato per questa segnalazione http://hospiceworkinprogress.blogspot.com/2007/08/su-historica-n-4-un-mio-pezzo-sui-corpi.html
A Gabry Conti http://blog.libero.it/freeminoi , a Barbara Gozzi http://progettobutterfly.splinder.com/post/13382871#comment , a Sabrina Campolongo http://balenebianche.splinder.com/post/13383427#comment , a Renzo Montagnoli http://armoniadelleparole.splinder.com/post/13377182/Comunicato+dell%278+agosto+2007 , a Maria Giovanna Luini http://mariagiovannaluini.splinder.com/post/13365190/HISTORICA+4 infine a Domenico Cosentino http://cosentinonico.splinder.com/post/13368240/NOVIT%C3%A0+ESTIVA
Ho dimenticato qualcuno?
saluti
Francesco Giubilei