AIUTO!
A giugno un editore abbastanza importante mi ha chiesto di scrivere un romanzo sul mondo giovanile, cosa che io questa estate ho fatto.
Il romanzo è pronto, mancano ancora alcune correzioni solo che sono indeciso se inviarlo o meno.
Non sono convinto che sia venuto bene, non so se lo stile narrativo è adatto, scorrevole, quindi voglio fare una sorta di esperimento. Inserisco il primo capitolo. Ditemi cosa ne pensate, per favore, niente giudizi finti e ipocriti, si cresce anche con le critiche.
grazie
Francesco
CAPITOLO 1
George Macaulay Trevelyan nella Storia della società inglese scriveva che “l’istruzione ha prodotto un gran numero di persone capaci di leggere ma incapaci di distinguere quello che merita di essere letto”.
Luigi Pirandello dichiarava invece che “l’educazione è la nemica della saggezza, perché l’educazione rende necessarie tante cose, di cui, per essere saggi, si dovrebbe fare a meno.”
Appoggio il vecchio volume, guardo l’orologio, ancora dieci minuti e il supplizio è finito.
La giovane prof. di storia e italiano sta spiegando la figura dell’imperatore Giustiniano con la solita incredibile monotonia.
La gente attorno se ne frega.
C’è chi gioca a tris sui banchi ormai tutti imbrattati, chi, infischiandosi delle recenti norme del ministro “Coglioni”, come lo chiamiamo noi, scambia sms con dei compagni di altre scuole, chi scarabocchia i diari degli altri e chi parla col compagno di banco.
Nemmeno Pietro, il secchione a cui vogliamo tutti tanto bene, ascolta la lezione.
Giro la testa per vedere cosa stanno facendo gli altri.
Marinella giochicchia con il bordo di un cartellone penzolante attaccato nel fondo della classe con il nastro biadesivo.
Marinella è una ragazza abbastanza alta, i lunghi e castani capelli le scorrono sulle spalle, indossa una maglia nera attillata con disegnato un cuore al centro.
Ovviamente ai piedi calza un paio di All Star, viola.
Metà della classe indossa le Tiger e l’altra metà le All Star di vari colori, l’unico o meglio uno dei pochi che porta un paio di scarpe di una marca differente, meno nota sono io.
Il fatto è che non mi piacciono molto come modelli, io sono fatto così.
Già il caldo inizia a farsi sentire, nonostante i due finestroni completamente spalancati e la porta della classe aperta, l’aria ristagna nella classe.
Mi volto di scatto, un treno sta partendo dalla stazione di Cesena a pochi passi dalla scuola sento il suono della locomotiva che sibila nell’aria e distoglie dai pensieri la maggior parte degli studenti del liceo intenti ad assorbirsi le inutili spiegazioni delle rispettive prof.
Il mio “tour” prosegue svogliatamente per la classe finchè qualcosa cattura il mio sguardo, Maria sta leggendo un libro.
La chiamo -Maria, che leggi?-.
Mi guarda ed alza con soddisfazione il nuovo libro di Moccia.
Dovevo immaginarmelo.
-Ah, bene- dico forse anche un po’ deluso.
-E tu cosa leggi?-.
-Robetta da niente, uno schifo di libro- rispondo mentendo spudoratamente.
La nostra discussione viene interrotta bruscamente dalla prof. che, svegliatesi da un lungo letargo iniziato da quando è entrata in classe, dimostrando di essere oltre che incompetente anche stronza, domanda a Luca, che sta parlando con Antonio:
-In che anno governò Massimino il Trace?-.
Ovviamente nessuno lo sa, io non studio più storia dall’ultima volta che mia ha interrogato, ovvero tre mesi fa.
Arriva un suggerimento da dietro.
-200 avanti Cristo- bisbiglia Marco.
Luca sicuro ripete la data.
Marco gli aveva fatto uno scherzo.
Sotto le risa di tutti la prof. mette un meno al povero Luca e la campana suona.
-Per domani studiate da pagina
Tutti si alzano, io Giovanni e Antonio andiamo verso Luca.
Giovanni lo scanzona.
-Te per me sei scemo, tutte le volte Marco ti dice una data a caso e tu la ripeti, sei
deficiente?-.
Il prof. è già entrato.
Religione, che pacchia.
La classe si svuota.
Rimaniamo solo in dieci.
C’è chi è andato a studiare matematica per l’ultima ora, chi a fare un giro, chi a fare delle fotocopie e chi in bagno.
Don Andre, così lo chiamiamo, fa l’appello e inizia a parlare delle solite inutili discussioni teologiche di cui non importa niente a nessuno.
Io vado a messa
A un certo punto, non so perché, io ovviamente non ascoltavo, nasce una discussione tra Lucia e il Don.
Poi intervengono Antonio ed Elisabetta.
In poco tempo tutti parlano, urlano, sbraitano per superare la voce dell’altro.
Sono due persone completamente differenti.
Don Andre con un gran fischio porta il silenzio.
Io non ho ancora capito di cosa si sta discutendo così chiedo a Pietro qual è il problema.
Mi illustra velocemente la situazione.
Giovanni ha detto che lui alla domenica non va a messa perché non ha voglia di svegliarsi alle nove e di perdere un’ora.
Elisabetta, che fa gli scout e a messa ci va tutte le domeniche, ha risposto che lei non crede ma è costretta ad andare in chiesa per fare contento suo babbo e per mantenere le amicizie agli scout.
Questi sono i problemi di fede degli adolescenti, ma io dico, se non sei credente cosa ci vai a fare a messa?
E poi fa tutta la comunista, peace and love e cose varie.
Cavolo, un po’ di coerenza.
Queste cose però non si possono dire, a scuola comanda Izquierda da chissà quanti anni e non c’è modo di farla cadere, liste apolitiche, liste di Cl, niente.
Per quel che mi riguarda ho votato quelli che avevano il programma a mio giudizio migliore ma non hanno ottenuto nemmeno un rappresentante, ovviamente.
La gente non ha giudizio, si lascia trasportare dal gregge, non giudica in modo obbiettivo e intelligente.
Ci sono però i ragazzi con piedi per terra, che ragionano con la propria testa.
E’ da sfatare il mito dell’adolescente come una persona che vive nel suo mondo, a cui non interessa ciò che accade fuori dalle quattro mura della scuola.
Gli adulti credono che noi giovani ci interessiamo solo di stupidaggini.
Non è così, non siamo stupidi, parliamo spesso di politica, dei problemi del nostro paese.
Ma davvero per essere grandi, maturi bisogna parlare d’argomenti “seri” come la politica?
Poi è bello perché a scuola ci sono due grandi gruppi che si scannano e non si possono vedere.
Da una parte i comunisti, maglie del Che, di Emergency, All Star tutte bucate, abbigliamento poco curato, trasandato.
Pensi che almeno siano gente che difende i propri ideali, i propri valori, sono figli d’operai, credono in ciò che fanno.
Perché io ammiro le persone coerenti che si battono per il proprio ideale.
Invece scopri che sono figli di medici, ultra miliardari, piscina, villa, casa al mare.
I classici figli di papà.
E dall’altra parte ci sono i ciellini.
Sorvoliamo, che è meglio.
E quindi gente come me, la maggior parte del liceo, che non sta né di qua né di là non sa che fare, non è rappresentata nei consigli di istituto.
La discussione, nonostante tutto,continua.
Si stanno scannando come al solito.
Mi alzo ed esco anch’io.
Antonio mi segue, arrabbiatissimo.
-Con questi non si parla, comunisti di merda-.
Esce anche Elisabetta.
-Brutti pretini, fate schifo-.
-Siete la rovina dell’Italia-.
Mi dileguo.
Vado a fare un giro in giardino.
Trovo Marco che fuma, come al solito.
Marco ha iniziato a fumare da un anno, per colpa della scuola.
Aveva una pagella buona, media del sette e tutto.
Non doveva avere debiti, i prof. l’avevano assicurato.
Poi, va a vedere i voti.
Anche sta’ storia dei voti, fa ridere.
Tutto l’anno ci bombardano di circolari da far firmare ai genitori per la privacy, per poter dire le valutazioni a noi ragazzi, arriva la fine dell’anno e nell’atrio della scuola espongono in delle bacheche i voti di tutti i ragazzi.
Classica vicenda all’italiana.
Tornando a Marco, insomma va a vedere i voti e scopre di avere il debito in latino.
Va in crisi, inizia a fumare, si ubriaca tutte le sere, questo per colpa della prof. di latino.
Mi vede e mi viene incontro.
-Facciamo un calcetto oggi?-.
-Per me va bene tanto non ho l’allenamento-.
-Dobbiamo chiedere agli altri-.
-Ci penso io dopo, va bene?-.
-Ok, io lo chiedo a Angio e a Filo, tanto ho i messaggi gratis.-
Sentiamo suonare la campana.
-Che palle- dice Marco e butta la sigaretta per terra.
E’ l’ultima ora ma è la più dura.
Matematica.
La prof è brava però ci fa lavorare molto, troppo.
L’ora sembra non finire mai.
Mancano ancora dieci minuti.
Ha finito di spiegare, apre il registro, il panico si diffonde nella classe, nessuno ha studiato, alla prima ora avevamo la verifica di latino.
Il dito scorre lento nella pagina.
Scende lentamente, vedo che supera il mio numero, sospiro, sollevato.
Poi però torna indietro e mi chiama.
Sembra assurdo, succede sempre così, perché proprio io?
Cerco di guadagnare tempo, cancello con la cimosa la lavagna con estrema lentezza.
Fa in tempo a dettarmi un’equazione.
Sento la lancetta che avanza lentamente nell’orologio, quel rumore fastidioso che ti mette fretta, ansia, apprensione.
Il sudore sgorga copioso sulla mia fronte.
Inizio a scrivere, il gesso cade dalle mie mani, lo raccolgo.
Non so come andare avanti, ho una fame da lupi.
“E ora che faccio?” penso tra me e me.
Guardo l’orologio.
Un minuto.
Cancello la riga superiore e la riscrivo identica.
Speriamo che la prof non se ne accorga.
Driiiiiin, finalmente.
Facciamo gli zaini e usciamo dalla bolgia infernale che è il liceo.
Ci siamo organizzati alle 15.00, dopo Dragonball e i Simpson al campo della chiesa.
Dovremmo essere in dieci con Angio e Filo, speriamo che vengano.
All’uscita prendo la bici, si avvicina Elena, la ragazza più bella della classe.
-Ciao, fai qualcosa oggi pome?-.
-Ehm, veramente…- gli altri mi guardano con sguardi che non promettono nulla di buono.
-Sì, ci sono, perché?- asserisco deciso.
-Vuoi venire a studiare da me, in casa non c’è nessuno.-
-Ah, va bene a dopo allora-.
Gli altri sembrano perdonarmi.
-Va bè dai per stavolta ti è concesso di andare, però mi raccomando-.
-Sì, tranquilli, ciao ragazzi, grazie-.

L’ITALIA VISTA DAGLI EUROPEI…..
E l’Europa vista dagli Italiani…di M.Gabry CONTI
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IVAN VAZOV (1850-1921) |
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Salute, Italia, terra beata,
terra celeste di carmi e suoni,
terra del genio, delle canzoni,
salute, o terra d'ogni beltà!
Terra d'eterni poeti, eterna
terra di Tasso, Petrarca, Dante,
o del sonetto terra fragrante,
salute, Italia, terra d'amor!
Salute, Italia! Lontana ancora
è la tua gaia riva gloriosa,
a te già vola l'anima ansiosa,
ahi, della nave lento è l'andar!
Volo ai tuoi monti, agli Appennini,
al tuo fumante Vesuvio, ai vaghi
tuoi continenti, ai mari, ai laghi,
volo ai tuoi ruderi, ai tuoi castelli!
Io del Balcano libero figlio
con slancio d'aquila levarmi anelo
alle celesti volte, al tuo cielo,
d'aria son ebro, di libertà.
Verso te volo, a te saluto
porto dei ceruli nostri orizzonti,
delle nevose vette dei monti
delle divine valli di rose.
A te il saluto della Bulgaria.
Sovr'essa il manto maggio distende,
come te anch'essa brilla, risplende,
nella speranza, nei canti e fiori.
Naviga, o nave, portami là,
dove maturano d'oro i limoni,
là dove eterni son canti e suoni,
sotto i benefici doni del ciel!
CORO ROMENO (di M.Gabry CONTI)
Se tutti cantano
Svaniscono le dissonanze
Se tutti pregano
Diventiamo meno lontani
Se tutti lodano
Siamo tutti fratelli
Se tutti amano
Le differenze sono necessità trasparenti
Le radici sono possenti
Se poggiano su storie diverse
Se tutti partecipano
Siamo uguali per volontà divina
La vita sofferta ci rende redenti
Le religioni del Credo portano la stessa Croce
Ad essa noi tutti ci inchiniamo
E ad essa noi tutti di ispiriamo
…se tutti cantano siamo tutti fratelli…
Perché le Anime sorvolano il Cielo.
(da L’Isola della pazienza di m.gabry conti)
Sarebbe bello se con l’inizio dell’Avvento nell’approssimarci al Natale, ci si senta più uniti e corali almeno dal punto di vista dei talenti artistici e culturali nonché in quel tesoro umano che accoglie
Dedicare un pensiero ad ogni singolo stato membro dell’UE attraverso il loro modo di considerare il nostro Paese, l’Italia, potrebbe essere uno slancio verso un dialogo che ci renda consapevoli che cercare
Garbry Conti
responsabile sezione poetica Historica
Daniela Catelli
Ciack si trema
Guida al cinema horror
Costa & Nolan – Euro 16,40 – pag. 230
http://www.costaenolan.it/
Pochi testi sono indispensabili come questo per chi ama il cinema horror e bene ha fatto l’autrice ad aggiornare la prima edizione uscita nel 1996 per Theoria e a cercare un nuovo editore per renderla fruibile. Daniela Catelli si occupa di cinema da sempre, scrive per Segnocinema e Duel, lavora a Coming Soon Television, pubblica saggi come Friedkin. Il brivido dell’ambiguità (Transeuropa, 1997), L’Esorcista 25 anni dopo (Puntozero, 1999) e L’Esorcista, il cinema, il mito (Falsopiano, 2003 – con Danilo Arona), collabora al Dizionario mondiale dei registi (Einaudi) e a Il cinema di Mel Gibson (Il Foglio, 2003).
Ciack si trema è un vero testo di critica del cinema horror, per niente fanzinaro, tecnico ma non incomprensibile, preciso e puntuale ma non eccessivo, deciso nei giudizi e molto equilibrato. Finalmente si fa critica, verrebbe da dire. Sì, perché da un po’ di tempo a questa parte riviste e libri di cinema sembrano cataloghi di capolavori irrinunciabili. Tempo fa mi è capitato di leggere uno special dedicato a Bruno Mattei dove l’estensore del pezzo trattava un simpatico mestierante alla stregua di un Fellini incompreso. A tutto c’è un limite. Daniela Catelli non vuol fare una storia del cinema horror in duecento pagine, cerca soltanto di fissare alcuni punti fermi, partendo da un orrore antico che deriva da una scena di Vampyr per comunicare il piacere della paura. L’horror è il genere cinematografico per eccellenza, amato dai giovani che non possono fare a meno di una sana dose di terrore. Il cinema esorcizza questo bisogno che viene da lontano, sin dalle fiabe narrate dalla madre che racconta la trasformazione della strega di Biancaneve e le terribili storie dei fratelli Grimm. L’horror non genera mostri, nonostante quello che dicono i benpensanti, ma puro divertimento fatto di incubi surreali. Il sonno della ragione genera mostri, ma questa cosa l’ha già detta qualcuno. Non ci ripetiamo. Daniela Catelli prende per mano il lettore e lo accompagna alla scoperta delle vecchie pellicole, illustra il ruolo dei bambini nelle pellicole horror, parla di Roger Corman, dei demoni, delle donne, degli effetti speciali, della famiglia, dei freaks, del gore, della Hammer, del cinema italiano e giapponese, dei lupi mannari, dei mutanti, dei natural born killer, dell’orrore biologico, delle paure, dello splatter, del fantahorror, della Universal, dei vampiri e degli zombi. Ogni capitolo cita registi e film con dovizia di particolari, estrema precisione e grande capacità di sintesi. Visto che sono appassionato di cinema italiano sono andato a verificare come
Gordiano Lupi
PREMIO TITANO 2007
Francesco Giubilei si è aggiudicato il primo premio Titano 2007, maggiori info qui
VOCI DELL'ANIMA
“Voci dell'anima”, periodico on line ideato e curato dalla scrittrice Annarita Petrino e scaricabile in versione pdf dal sito www.mooncity.it
Dopo aver dedicato anni della sua scrittura alla fantascienza, nasce in lei l’esigenza di una scrittura più profonda e in contatto con la parte più vera dell’essere: l’anima.
Dall’Editoriale: “E poi ecco l’esigenza: diamo voce all’anima. Facciamola parlare. Nasce così Voci dell’anima che raccoglie tutto ciò che esce dal nostro intimo, dal fondo della nostra anima, luogo ove dimora Dio, Suo tempio di gloria in noi. L’ispirazione è profondamente cristiana, perché trovo che tutto ciò che esce veramente dall’anima non possa che essere un’imperitura lode a Colui che, amandoci, ci ha creati, a Colui che, amandoci, è morto per noi, a Colui, che dimorando in noi, ci ispira con i Suoi doni e a Colei, che con il Suo sì ha portato all’umanità salvezza, gioia e pace.”
L’intento è quello di riunire le voci di coloro che vogliono far parlare la propria anima attraverso la loro arte o la semplice storia personale. L’invito è aperto a tutti.
Una rivista, dunque, di forte ispirazione cristiana che affonda le sue radici nella preghiera e nella ricerca costante della volontà di Dio nella vita di ogni giorno. Pagine che vogliono spolverare una parte troppo spesso taciuta o incompresa della natura umana: l’anima. Che vogliono andare oltre i luoghi comuni ormai onnipresenti, per parlare di tutto da un punto di vista diverso da quello proposto dai media e che lo fanno, cercando di ravvivare quell’ardore tipico della sequela di Cristo. Voci dell’Anima è sempre pronta ad ospitare
Per maggiori informazioni o per inviare materiale scrivete pure a annaritapetrino@yahoo.it
Onde evitare che i contributi e i post apparsi sul vecchio Caffè Storico vengano perduti riproporrò ogni tanto qualche articolo, racconto, recensione degno di nota, iniziamo con questo racconto:
Il rumore di un libro al mattino
di MariaGiovanna Luini
E’ salita a Firenze. Me ne sono accorto perché è riuscita a svegliarmi: dormivo da almeno un’ora e lei si è avvicinata al mio posto e ha sbattuto con malagrazia un libro sul piccolo tavolino che dovrebbe separarci. Ho aperto gli occhi e notato i suoi goffi tentativi di farsi aiutare per sistemare la valigia sopra la nostra testa: ho finto di niente, più per l’irritazione di essere stato svegliato che per mancanza di galanteria. Sono gentile, di solito. Molto gentile. Lei ha guardato in giro e ha visto un uomo in giacca scura, che si è alzato e l’ha aiutata a piazzare l’enorme borsa al suo posto.
Si è seduta, poi. Ha afferrato il libro senza aprirlo e mi ha osservato nascosta dietro un paio di occhiali da sole dozzinali, di quelli che usano quasi tutte le donne: lenti ampie e griffate, poca sostanza e molta apparenza. Ma sono cattivo, oggi: sarà la sveglia alle quattro e mezza, sarà la cena di ieri sera che non ho digerito, sarà questo viaggio inutile stupido completamente fuori senso, ma ho voglia di prendermela con il mondo. Senza pietà. Senza dare spazio a sensi di colpa.
Comunque.
Questa donna di fronte a me ha i capelli castani con qualche stria bionda inventata da un parrucchiere poco creativo, indossa un cardigan marroncino con qualche stupido strass e un orologio d’oro. Di quelli che potrebbero anche piacermi, se non fosse oggi se non fossimo qui e se non si trattasse di lei. Che mi ha svegliato lanciando un libro con un’irruenza che una donna non dovrebbe conoscere. Tenta di leggere, adesso, ma ha nelle orecchie gli auricolari di un piccolo aggeggio che squilla spara eiacula musica a volume spaventoso: come possa leggere e capire quel giallo da due soldi che ha in mano è incomprensibile.
Devo bere un caffè. Sta passando il baracchino che scampanella, ho visto che per un euro di può avere un caffè stitico in tazza piccola: l’uomo me lo porge ma prima afferra l’euro. Bevo. Così forse mi passa la nausea. Oppure dimentico per qualche istante la sveglia di questa mattina e la stazione vuota con due poliziotti e un cane che mi ha annusato, il treno pieno di zanzare, la donna lamentosa dietro di me che non ha stampato il biglietto e pretendeva di avere ragione con il controllore, e lei. Lei qui davanti, con la faccia da stronza e il coraggio di svegliarmi sbattendo un libro sul tavolino.
Quest’arpia con la musica a palla nelle orecchie mi ricorda la ragazza che avevo al liceo. Si chiamava Clara e i suoi genitori erano morti in un incidente stradale: la aiutavano tutti, perfino i professori, perché era orfana. Ma io la conoscevo bene. Perché la scopavo. Era cattiva, cattiva dentro, e la morte dei genitori non c’entrava affatto: doveva essere il DNA, quell’insieme di geni che non si sa bene da dove venga a renderla tanto sgradevole. Se la prendeva con il mondo e sembrava trarre piacere dal tormentare provocare stuzzicare offendere la sensibilità di chi aveva la sfortuna di incrociarla. A me piaceva perché allargava le gambe senza fare storie e non disdegnava la mia creatività nelle pratiche sessuali più estreme. Le piaceva, anzi, che le chiedessi di provare cose nuove. Per un po’ feci finta di non notare la sua assoluta mancanza di grazia, la maligna bestialità, poi mi stancai: le posizioni sessuali erano diventate sempre le stesse e non mi divertivo più.
La donna qui davanti ha chiuso il libro. Guarda impettita, con una ruga antipatica ai lati della bocca, una tizia che legge qualcosa. La giudica, sono sicuro: esistono persone che giudicano all’istante, come se fossero convinte di essere nate per quello. Non mi piacerebbe vivere con una donna così, e non è solo perché non ho mai vissuto con una donna: il problema è che ho in mente il modello preciso di femmina che vorrei, e non riesco a trovarne uno in carne e ossa. La dolcezza, quella pulizia che solo una donna può avere sono utopie. Forse. In ogni caso, non vivrei mai con la donna che adesso mi sta fissando.
- Che cosa legge?
Mi ha parlato. Ha aperto la bocca all’improvviso e ha emesso suoni, e ora aspetta che risponda.
- La vita di una poetessa russa
Ho dovuto risponderle. So che non capirà: a malapena sa che cosa sia una poesia, si vede dagli occhi porcini e dalle sopracciglia arcuate. Infatti mi fissa senza espressione.
- Chi è?
Stiamo scivolando nel dramma. Nella discussione inutile paradossale sterile. Vuole riempire il vuoto della sua testa con qualche minuto di chiacchiere.
- Una poetessa morta suicida
Il suo telefono squilla. Meno male. Appoggia all’orecchio un aggeggio colore della sabbia e dell’oro da mercato arabo, dal quale pende un’insulsa treccina marrone, e pigola.
- Ciao, Anna. Sono in treno. Parlavo di poesia con un signore
“Un signore che hai svegliato sbattendo un libro giallo da dementi sul tavolino, un signore che ti trova odiosa e non vuole parlare con te. E ha capito benissimo che tu di poesia sai al massimo la litania che ti hanno insegnato all’asilo per la festa della mamma”. Sì, sono nervoso, ma non posso farne a meno. Non sopporto che si invada la mia vita come sta facendo questa donna.
- No, non so come si chiami
“Mi chiamo Sergio ma la cosa non ti riguarda, e se me lo chiederai ti dirò che mi chiamo Mario”.
- Come si chiama?
Banale. Mi sorride come se fossimo complici.
- Mario
- Si chiama Mario. Sì, esistono ancora uomini con un nome così
Fantastico. Vorrei che in questo vagone ci fosse un Mario incazzoso quanto lo sono io: mi piacerebbe vederlo alzarsi e schiaffeggiare questa cretina che squittisce dentro un cellulare improbabile.
- Non so, ora chiedo. Lei scende a Roma?
Non posso mentire. O Roma o Napoli, non si sbaglia.
- Sì
- Sì, scende a Roma. Bé, ora vado. Chiudo, la linea va e viene e non sento ciò che dici
Clic. Mi guarda con gli occhiali da sole da maliarda.
- Va a lavorare, a Roma?
“No, ogni mattina mi alzo alle quattro e mezza e prendo questo treno del cazzo perché mi diverto”.
- Sì
- Peccato, avremmo potuto bere qualcosa insieme
Bere qualcosa insieme. E’ peggio di quanto credessi. E’ una donna che non esita a proporre una bevuta al primo uomo che incontra in treno. Dopo averlo sgarbatamente svegliato con libri sbattuti, rintronato con musica vomitevole e disturbato nell’unico tentativo di leggere qualcosa.
- Magari un’altra volta
Ho cercato di essere neutro. Non dico gentile, ma neutro. Lei sorride.
- Non ha proprio tempo per un caffè?
I miei occhi cercano aiuto. Siamo a Roma, ormai: lo capisco dalle quattro case con le scritte sui muri e dai cavalcavia annodati come serpenti.
- Va bene
Avrei voluto evitare, questa volta. E’ già successo e so come è andata. Devo lasciare stare le donne come lei: sono cattive vuote stupide e se scopano lo fanno con astio, quasi volessero dimostrarti che sei un porco. Come tutti. Però il “Va bene” mi è scappato, e non posso più tirarmi indietro.
- Benissimo!
Il treno è in stazione. Scendiamo senza parlare.
- Abito qui vicino, posso invitarla a casa mia?
Ci penso solo due secondi: non fa differenza ormai, ho messo il mio libro in borsa e deciso di non pensare. Di non notare la faccia arcigna di questa donna che mi provoca e non si rende conto.
- D’accordo
La casa è piccola e buia: l’odore di chiuso soffoca la gola, lei apre la finestra e si appoggia al davanzale.
- Ho visto come mi guardavi
Annuisco. Tanto sarebbe inutile spiegare.
- So che mi vuoi
Le altre volte. Le ho tutte davanti come scene di un film in bianco e nero. Le mani prudono, vorrei uscire. Sono ancora in tempo.
Si avvicina.
- Sei uno di poche parole. Mi piacciono gli uomini come te, sembrano sempre un po’ cattivi
Cattivo. No, non sono cattivo. Io. Sei tu a rendere tutto difficile. Allontanati. Le altre volte non sono riuscito a scappare, prima. Solo dopo. Oggi voglio andare via. E’ meglio anche per te.
- Non essere ritroso. Mi piaci. Forza, sii coraggioso
Mi tocca. Ha messo la mano sui miei pantaloni.
- Eddai
Non capisce, non riesce proprio a capire. Muove la mano e io mi sto eccitando. Adesso che la guardo da vicino vedo che è vecchia, ha gli occhi freddi e non conosce dolcezza. Sono sicuro che faccia la stessa cosa con tutti gli uomini che incontra. Tutti. Le mie mani prudono di più, sono sul suo seno adesso.
- Bravo, così
Sospira e chiude gli occhi. Non posso fermarmi, non ci riesco più. Ma è colpa sua. Solo sua. Ero in treno e dormivo, mi ha svegliato con un libro giallo sbattuto sul tavolino, ha voluto parlare e portarmi a casa sua. Ha messo la mano lì e ora mi bacia. E’ lei che insiste. E non posso fermarmi, adesso.
- Il letto è di qua
Mi prende per mano, andiamo in una camera ancora più buia. Sposta il copriletto che sa di polvere: sono sicuro che dovrò lavarmi molto bene. Non sopporto la sporcizia, mi si attacca al corpo e non se ne va più. Mi sdraio accanto a lei e la spoglio: sembra contenta mentre lo faccio. Sembrano tutte contente. Sempre.
- Bravo
Sospira. Le mie mani le piacciono.
- Continua
Non posso continuare. E’ tutto il corpo a prudere adesso. Sarà la sporcizia di questo posto, sarà lei che mi disgusta sarà che mi sono svegliato presto, devo finire. Finire subito. Per andare via.
Apre le gambe e mi accoglie. Sembra avere capito come andrà a finire. Sospira ancora e ancora mentre lo faccio.
Poi.
Sono le mani, come le altre volte. Non le posso comandare. Si avvicinano al suo collo e lo sfiorano. Lo afferrano come per caso.
E stringono. Stringono. Stringono ancora.
Diventa blu: i suoi occhi mi fissano stupiti, li vedo attraverso la nebbia della stanza. Mi guardano tutte così quando le mie mani stringono forte: forse si chiedono perché. Eppure dovrebbero saperlo: si offrono al primo che arriva, lo trattano senza dolcezza poi chiedono perché. E’ un nonsenso.
Stringo.
Non respira più. Devo chiuderle gli occhi. E lavarmi, subito. Per andare via.
Non voglio pensare al suo viso bovino e al libro che ha sbattuto sul tavolino, agli occhiali da sole dozzinali e a questa casa buia con la puzza di chiuso.
Spero abbia tanto sapone in bagno. C’è molta polvere qui.
LE NOSTRE BIBLIOTECHE 4
Ecco le librerie di Laura Costantini (ce ne sono parecchie altre) delle mie librerie.
"Come noterete sono a dir poco caotiche, ma non riesco mai ad avere spazio sufficiente per i libri che acquisto e quelli che rileggo. Inoltre sono parecchio indietro con la catalogazione e sottoscrivo il desiderio espresso da Gabry Conti di ritrovarsi tutto magicamente incasellato e sistemato. Ma dubito che la Clerici accetterebbe un simile sogno."



SEGNALAZIONI
Sul sito www.conceptsbooks.it è possibile votare un estratto del mio romanzo breve "Bastola (la signora del fuoco)" candidato per Concepts books fino a domani.

E' NATO IL BLOG DEL COMMISSARIO
CARDONA !
Nelle intenzioni (e speriamo anche nella effettiva realizzazione) si tratterà di un'iniziativa interattiva nella quale si cercherà di dare una vita (quanto più simile possibile a una reale esistenza) a un luogo dell'immaginazione. Oltre a questo, un'occasione per mettere in contatto fantasia e realtà con un esame dei fatti di cronaca pià scottanti, visti dalla prospettiva di un "commissario" letterario e da quello di autentici operatori nel settore della repressione del crimine (un carabiniere, un giudice, un avvocato). In più un salotto di segnalazione e critica letteraria di "genere": poliziesco, noir, mistery...
SPECIALE EDITORI A PAGAMENTO
In concomitanza con la preparazione di Historica n.6 stiamo lavorando alla realizzazione di uno speciale da inserire o all'interno del sesto numero o a parte sull'editoria a pagamento.
Chiediamo quindi gentilmente il vostro contributo.
Chi avesse da denunciare l'operato di un editore a pagamento poco onesto può contattarci a questo indirizzo:
Sempre a questo indirizzo è possibile inviare materiale inerente a questo importante argomento.
saluti
Francesco Giubilei

Le donazioni saranno gestite dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Chi si occupa di questo caso è l'Associazione S.o.S. Infanzia nel Mondo Onlus, Via Stazzo Quadro, 52, 00060, Riano (Roma).
Chi volesse fare una donazione: c/c bancario 3383 o 3385 Banca di Credito Cooperativo di Riano - abi 08787 cab 39350 cin X. Ricordate la causale: PRO GRAMOS.
Se volete maggiori informazioni per la trasparenza o solo per conoscere meglio la storia di Gramos chiamate Miriam (349.1953550) o Antonella (333.9382824) oppure scrivete a: sosinfanzianelmondo@tiscali.it.