PAGANO DI GIANFRANCO FRANCHI
Chi è un intellettuale?
Giulio Ferroni nella sua “Storia e testi della letteratura italiana” tenta di dare una risposta a questo quesito.
“Coloro che si occupano professionalmente e ad alto livello delle forme della cultura”.
Questa definizione calza a pennello a Gianfranco Franchi, giovane autore triestino (ma figlio adottivo della capitale), fondatore del portale Lankelot.eu , autore di alcuni libri di poesia e di Disorder , raccolta di racconti pubblicata da Il foglio Letterario nel 2006.
Laureato in lettere moderne, uomo di grande cultura ha pubblicato il suo secondo libro di recente sempre con Il foglio.
Sto parlando di Pagano, libro di difficile da catalogare a metà tra saggio, antiromanzo esistenziale (come l’ha definito Gordiano Lupi nella prefazione) e pamphlet.
Il libro, una sorta di manuale ad uso e consumo dell’intellettuale del XI secolo, racconta di una storia vera, vissuta dall’autore in prima persona, quotidianamente, giorno per giorno.
Le vicissitudini per aprire una casa editrice, per trovare un posto fisso, i pensieri politici, insomma un lucido ritratto della vita di un intellettuale nella capitale romana.
“Non scrivo niente di comodo. Scrivo la mia verità. Testimonianza impopolare” afferma l’autore a pagina 58.
E in effetti Pagano è un libro scomodo, politicamente scorretto (come il suo autore) che racchiude però una grande verità che molti (benché la pensino) hanno paura di affermare, ovvero che al giorno d’oggi “litterae non dant panem”.
Diventare un uomo di lettere è un ruolo che tutt’oggi affascina, che piace ma chi deciderà di intraprendere questa strada dovrà necessariamente essere conscio che sarà un cammino difficile spesso privo di soddisfazioni e ricco di delusioni (come d'altronde è sempre stato).
Franchi ci spiega questo in Pagano, scrivendo quello che pensa, senza troppi giri di parole e senza paura di niente e di nessuno.
Pagano sarebbe una grande citazione, ogni frase andrebbe analizzata, studiata e riletta come ha suggerito
Pagano, in sintesi, è il dramma dell’intellettuale, dell’uomo di cultura che stenta ad arrivare alla fine del mese.
ESSER GRANDI E' UNA FIABA

Tutti conosciamo Maria Giovanna Luini come validissima scrittrice di racconti pubblicati nel suo blog e anche su Historica.
Ma pochi hanno avuto la fortuna di apprezzarla come scrittrice di fiabe anche se basta davvero poco.
Un po’ di voglia, un computer e 11,90 euro.
Se state leggendo questa recensione vuol dire che avete un computer, voglia e penso che per 11,90 euro non sia mai morto nessuno.
Ciò che vi manca è il link dove poter acquistare il suo primo libro Esser grandi è una fiaba, eccolo.
Ora che avete anche questo non siete più scusati, correte a comprarlo!
Esser grandi è una fiaba sottotitolo piccole fiabe per adulti è un volumetto di novanta pagine con all’interno otto fiabe scritte da un adulto per adulti ma secondo me adatte anche ai più giovani.
Si legge in modo veloce, senza troppi giri di parole o espressioni ricercate e difficili da comprendere come d’altronde dovrebbero essere le fiabe.
Maria Giovanna Luini aiuta scoprire il bambino che c’è in ognuno di noi, o meglio in ognuno di voi e certe volte la purezza che hanno i bambini farebbe molto bene a certe persone.
In una di queste fiabe
Lui cercò di farla appassionare ad altre cose come le bellezze della natura, le foreste gli animali ma lei continuava a voler cercare le perle, testarda, fin che alla fine della fiaba non capisce il suo errore e resta estasiata da una farfalla.
Noi siamo come la cercatrice di perle, ci ostiniamo a voler trovare grandi libri, alta letteratura ma non ci accorgiamo che i libri belli, puri sono altri.
Francesco Giubilei
Proprio quando posto questo articolo leggo sul blog di Maria Giovanna che è uscito il suo secondo libro "Una storia ai delfini" http://www.edizionicreativa.it/book.php?indice=UNA%20STORIA%20AI%20DELFINI
CHAPEAU
Di Francesco Giubilei
Tanto di cappello, alla francese per segnalare libri che a mio giudizio meritano di essere letti.
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BLACK OUT
Di Gianluca Morozzi
Di Morozzi avevo letto l’ultimo libro, l’Abisso, pubblicato per Fernandel, mi era piaciuto lo stile, la padronanza del lessico l’apparente semplicità della storia.
Poi avevo potuto apprezzare l’autore bolognese grazie ad un articolo pubblicato per Historica.
Ma dopo avere letto Black out devo riconoscere la bravura e la genialità di Morozzi.
Black out mi era stato consigliato da una persona fidata, Alice Suella, una che quando si parla di libri e di un certo tipo di letteratura sa il fatto suo.
Devo ammettere però che inizialmente la storia mi era sembrata alquanto stupida, scontata, un serial killer padrone di un locale bolognese in voga apparentemente un tipo a posto, una ragazza omosessuale e un ragazzo di sedici anni che sta scappando di casa.
I tre casualmente si incontrano il giorno di ferragosto in un palazzo deserto nella periferia bolognese.
Fa un caldo terribile, un ascensore è fuori uso e i tre aspettano l’arrivo dell’altro ascensore.
Mentre salgono improvvisamente l’ascensore si blocca, l’allarme fuori uso, la bottoniera pure, i tre pensano a un black out.
Il tempo passa, inesorabile, le ore trascorrono una dopo l’altra, manca l’aria, l’acqua, soprattutto l’acqua.
Inizialmente cercano di sdrammatizzare, sono sicuri che verranno a liberarli da quell’inferno poi perdono la pazienza, impazziscono.
La storia prosegue piatta, accade quello che tutti si aspettavano fin dalle prime pagine, poi il genio di Morozzi si svela, un colpo di scena inaspettato, per l’appunto geniale.
Un ritratto dell’Italia dei nostri giorni attraverso un romanzo che si può classificare come un noir, un horror e ovviamente anche una storia ricca di suspense.
Consiglio di acquistarlo, soprattutto in questo periodo perché in edizione Tea è scontato e costa cinque euro e novanta invece di sette e ottanta.
CHAPEAU
Di Francesco Giubilei
Tanto di cappello, alla francese per segnalare libri che a mio giudizio meritano di essere letti.
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IL PROFUMO DELLA NEVE DI FRANCO MATTEUCCI
Avevo letto di questo libro nell’elenco dei cinque finalisti del Premio Strega ma non mi ero interessato alla storia che raccontava ne ad acquistare il volume.
Poi tempo dopo vidi una recensione su un blog e fui incuriosito dalle parole del blogger “un gioiellino, stupendo, un piccolo capolavoro” così feci un salto in libreria e ne comprai una copia.
Rimase sepolta sotto la pila dei libri da leggere nel mio comodino per circa un mese finchè decisi di prenderlo per leggerlo.
Un libro veloce, scritto con caratteri grandi in formato quasi tascabile che ho divorato in poco più di un’ora.
La storia, effettivamente un piccolo gioiellino di scrittura, racconta di Ugo un falegname in pensione da poco tempo colpito da un infarto che trascorre la sua vita in una casa di montagna, da lui costruita, con la moglie Elena.
Un giorno una grande nevicata imbianca tutto il bel paese e Ugo, preso dalla nostalgia dei tempi passati, decide di rispolverare i suoi vecchi sci, i Derby oro, e di lanciarsi in una folle discesa.
Il suo viaggio prosegue “sospeso tra realtà e mistero, incanto e sogno, accompagnando il lettore nell’abbaglio di una natura magnifica, verso un finale di fiaba, segreto e indimenticabile”.
Sulla copertina campeggia, immancabile una fascetta gialla “quinta edizione finalista Premio Strega 2007”.
Un bel libro, magico, strano, originale, da leggere possibilmente tra una biografia di ottocento pagine di Garibaldi e l’Ulisse di Joice, almeno per staccare un po’.