CAFFE' STORICO LETTERARIO

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Nome: Francesco Giubilei curatore del blog Caffe storico letterario, è un ragazzo di Cesena dove frequenta il liceo scientifico. Ama scrivere e leggere. E' l'ideatore e il direttore dell'e-magazine Historica ( www.historicaweb.com ). E' autore di "Giovinezza partitura per mandolino e canto" con la Società editrice Il Ponte Vecchio. Ha vinto il premio letterario internazionale Titano 2007, sezione giovanissimi. BLOG PERSONALE: francescogiubilei.splinder.com E-MAIL: caffestoricoblog@libero.it

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lunedì, 03 marzo 2008

IL CULTO DI DANTE NEL BOCCACCIO


Nel 1373, alla fine della propria vita, il Boccaccio venne chiamato dal comune di Firenze a svolgere una lettura pubblica con commento della Divina Commedia nella chiesa di S. Stefano in Badia.

Tale incarico, che avrebbe dovuto durare un anno e prevedeva un compenso di 100 fiorini, si interruppe pochi mesi dopo la prima lettura del 23 ottobre 1373, con il XVII canto dell'Inferno.

In seguito queste lezioni verranno raccolte nell' “Esposizione sopra la Comedia”.

Già dagli anni 40-41 del quattordicesimo secolo, con il ritorno a Firenze dal soggiorno napoletano il Boccaccio ritrovò il contatto con la tradizione letteraria fiorentina, in particolare con l'opera del Sommo Poeta.

Nel '50 fu inviato dal Comune di Firenze, dove ricopriva vari incarichi ufficiali, a Ravenna per consegnare alla figlia di Dante, Beatrice, un'offerta di dieci fiorini d'oro come riconoscimento, seppur tardo, dei fiorentini dell'opera dell'Alighieri.

Il culto nei confronti di Dante da parte del Boccaccio ha il suo culmine con la stesura del “De origine, vita, studiis et moribus viri clarissimi Dantis Aligeri Florentini” più noto come “Trattatello in laude di Dante”.

Tale trattato scritto dapprima tra il '51 e il '55, in un'ampia edizione, fu rivisitato dall'autore negli ultimi anni di vita con la stesura di un'edizione breve.

Esamineremo in questo saggio una piccola parte della seconda edizione del trattato (che potete leggere interamente qui ).

Nel brano preso in esame il Boccaccio “traccia un rapido ritratto fisico e morale dell'Alighieri”, come scrive il Ferroni nell'introduzione del trattato1.

Prosegue lo studioso:


“segue la narrazione dettagliata della vita [...] dell'Alighieri [dove n.d.a.] si mette in risalto soprattutto la moderazione, l'ironia e la riservatezza, riconoscendo per suo unico eccesso il desiderio di gloria poetica”.


Sorge spontaneo, leggendo un'opera magna come la Divina Commedia immaginare Dante come un autore alto, bello, una persona che ricalchi i canoni greci della bellezza, secondo cui una mente brillante sta in un corpo bello.

La nostra società che, dolenti o nolenti trae le sue origini dalla cultura greco-romana difficilmente identifica un'opera letteraria di splendida bellezza con un autore “di mediocre statura” con


“il volto lungo e il naso aquilino, le mascelle grandi, e il labbro di sotto proteso tanto, che alquanto quel di sopra avanzava; nelle spalle alquanto curvo, e gli occhi anzi grossi che piccoli, e il color bruno, e i capelli e la barba crespi e neri, e sempre malinconico e pensoso.”


come ci descrive il Boccaccio Dante.

La nostra è una società delle immagini, siamo costantemente bombardati da pubblicità, foto e non vedremo mai una pubblicità con una modella brutta e poco aggraziata.

Questo perché il prodotto deve invogliarci all'acquisto. Immaginatevi quindi lo stupore delle persone che, dopo aver letto la Commedia si imbatterono in Dante.

Il Boccaccio ancora una volta, con un aneddoto divertente, riesce proporci l'incontro tra Dante e alcune ragazze a Verona, alla corte di Cangrande della Scala :


“avvenne un giorno a Verona [...] che, passando egli davanti ad una porta, dove più donne sedevano, una di quelle pianamente, non però tanto che ben da lui e chi con lui era non fosse udita, disse a l'altre -Donne, vedete colui che va in inferno, e torna quando gli piace, e qua su reca novelle di coloro che là giù sono!- Alla quale semplicemente una dell'altre rispose: -In verità egli dee così essere: non vedi tu come egli ha la barba crespa e il corpo color bruno per lo caldo e per lo fummo che è la giù?-”


1La “Storia e testi della letteratura italiana”, volume 1B del Ferroni, edito da Einaudi è la fonte principale di questo saggio.

postato da: caffestorico alle ore 19:08 | link | commenti (1)
categorie: critica letteraria