DUE NUOVI ARTICOLI

Sul mio blog semi clandestino ci sono due aggiornamenti, due articoli comparsi rispettivamente su "Il corriere cesenate" e su "Tutto Flaminia".
Il primo una recensione di "Bastola la signora del fuoco" e il secondo un'intervista.
Ecco il link:
http://francescogiubilei.splinder.com
PRESENTAZIONE LIBRO A CESENA
Venerdì alla Libreria Minerva di Cesena si è tenuta la presentazione del libro "Concepts Storia" nel quale è inserito il mio romanzo breve "Bastola la signora del fuoco".
L'editore Paco Simone ha subito "rotto gli indugi" presentando al pubblico la sua casa editrice Arpanet e il progetto Concepts Storia e mini Concepts.
Dopo aver dialogato con Paco che mi ha rivolto alcune interessanti e stimolanti domande, è stato letto un brano tratto dalla Bastola.
InfineMaeba Sciutti, autrice di "Lingue di Piume", ha deliziato i presenti spiegando il concetto di ispirazione per lei e anticipando il contenuto del suo prossimo libro edito sempre da Arpanet .
La serata si è conclusa con un rinfresco e con le domande dei presenti agli autori.
saluti
Francesco
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ALBUM FOTOGRAFICO:
http://francescogiubilei.splinder.com/post/15578014
COMUNICATO STAMPA:
http://www.edizioniarpanet.it/pdf/Comunicato-CONCEPTS-Storia-Moda-Cesena.pdf
ARTICOLO IL RESTO DEL CARLINO:
E’ un mistero comprendere perché il calcio eserciti sui bambini italiani una così profonda attrazione.
Al di là delle diverse estrazioni culturali, sociali, economiche l’aspirazione di tutti è prendere a calci appena possibile un pallone.
Gli scenari sono molteplici: cortili, oratori, strade, per i più fortunati veri campi di calcio, ma per tutti l’innata gioiosa passione.
Gli adulti poi, dato che non possono più praticare questo sport, ne fanno un argomento di culto.
I bar, gli ambienti di lavoro, diventano teatro di violente discussioni e valutazioni che spesso hanno ben poco a vedere con la semplicità di questo gioco.
La passione e l’ignoranza generano enormi malintesi.
Le figure più avvilenti tuttavia sono gli allenatori delle squadre giovanili.
Non tutti, ma una parte sì.
Personaggi per lo più non gratificati dall’attività lavorativa, riversano le proprie energie e le proprie aspirazioni nella presunta passione e vocazione di allenare squadre giovanili di calcio.
Le società si approfittano di questo tragico malinteso, per retribuirli poco o per niente e per realizzare i programmi.
Silvestro, a sua insaputa, entrò in questo meschino meccanismo.
Silvestro è un bel ragazzo, atletico, alto, intelligente.
La sua estrazione sociale lo fa apparire meglio o peggio di altri.
Dipende da come lo si osserva.
[...CONTINUA]
BASTOLA PUBBLICATO IN CONCEPTS STORIA
Tempo fa vi ho invitato a votare "Bastola la signora del fuoco", mio romanzo breve candidado per l'iniziativa Concepts Storia della casa editrice Arpanet.
Dopo avere ottenuto più di dieci voti con una media superiore al sette nella selezione online dei testi, la "Bastola" è stata accettata anche dalla giovane redazione di Arpanet che ha deciso di pubblicarla nell'antologia insieme ad altri bei racconti, poesie e brevi romanzi.
Ieri al Mondadori di Via Marghera a Milano c'è stata la serata di presentazione dell'iniziativa.
E' stata una splendida serata. Oltre a conoscere i ragazzi di Arpanet (che ringrazio in primis per l'impegno con cui fanno il loro lavoro e per la selezione del mio breve romanzo) ho incontrato anche due collaboratrici di Historica: Sabrina Campolongo e M.G. Luini.
Il libro si può acquistare al prezzo di 15 euro qui oppure nelle librerie di tutta Italia.
A partire da oggi per alcune settimane sul mio blog vi introdurrò alla lettura de la "Bastola signora del fuoco" con approfondimenti sul personaggio, sul contesto storico, con un occhio di riguardo alla bibliografia.
Benvenuti nel mondo della Bastola.
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Fonte dell'ispirazione:
Incendio che distrusse la città di Gualdo Tadino nel 1237
Genere: Narrativa
Estratto scelto dall'autore:
Motivazione dell'ispirazione:
AIUTO!
A giugno un editore abbastanza importante mi ha chiesto di scrivere un romanzo sul mondo giovanile, cosa che io questa estate ho fatto.
Il romanzo è pronto, mancano ancora alcune correzioni solo che sono indeciso se inviarlo o meno.
Non sono convinto che sia venuto bene, non so se lo stile narrativo è adatto, scorrevole, quindi voglio fare una sorta di esperimento. Inserisco il primo capitolo. Ditemi cosa ne pensate, per favore, niente giudizi finti e ipocriti, si cresce anche con le critiche.
grazie
Francesco
CAPITOLO 1
George Macaulay Trevelyan nella Storia della società inglese scriveva che “l’istruzione ha prodotto un gran numero di persone capaci di leggere ma incapaci di distinguere quello che merita di essere letto”.
Luigi Pirandello dichiarava invece che “l’educazione è la nemica della saggezza, perché l’educazione rende necessarie tante cose, di cui, per essere saggi, si dovrebbe fare a meno.”
Appoggio il vecchio volume, guardo l’orologio, ancora dieci minuti e il supplizio è finito.
La giovane prof. di storia e italiano sta spiegando la figura dell’imperatore Giustiniano con la solita incredibile monotonia.
La gente attorno se ne frega.
C’è chi gioca a tris sui banchi ormai tutti imbrattati, chi, infischiandosi delle recenti norme del ministro “Coglioni”, come lo chiamiamo noi, scambia sms con dei compagni di altre scuole, chi scarabocchia i diari degli altri e chi parla col compagno di banco.
Nemmeno Pietro, il secchione a cui vogliamo tutti tanto bene, ascolta la lezione.
Giro la testa per vedere cosa stanno facendo gli altri.
Marinella giochicchia con il bordo di un cartellone penzolante attaccato nel fondo della classe con il nastro biadesivo.
Marinella è una ragazza abbastanza alta, i lunghi e castani capelli le scorrono sulle spalle, indossa una maglia nera attillata con disegnato un cuore al centro.
Ovviamente ai piedi calza un paio di All Star, viola.
Metà della classe indossa le Tiger e l’altra metà le All Star di vari colori, l’unico o meglio uno dei pochi che porta un paio di scarpe di una marca differente, meno nota sono io.
Il fatto è che non mi piacciono molto come modelli, io sono fatto così.
Già il caldo inizia a farsi sentire, nonostante i due finestroni completamente spalancati e la porta della classe aperta, l’aria ristagna nella classe.
Mi volto di scatto, un treno sta partendo dalla stazione di Cesena a pochi passi dalla scuola sento il suono della locomotiva che sibila nell’aria e distoglie dai pensieri la maggior parte degli studenti del liceo intenti ad assorbirsi le inutili spiegazioni delle rispettive prof.
Il mio “tour” prosegue svogliatamente per la classe finchè qualcosa cattura il mio sguardo, Maria sta leggendo un libro.
La chiamo -Maria, che leggi?-.
Mi guarda ed alza con soddisfazione il nuovo libro di Moccia.
Dovevo immaginarmelo.
-Ah, bene- dico forse anche un po’ deluso.
-E tu cosa leggi?-.
-Robetta da niente, uno schifo di libro- rispondo mentendo spudoratamente.
La nostra discussione viene interrotta bruscamente dalla prof. che, svegliatesi da un lungo letargo iniziato da quando è entrata in classe, dimostrando di essere oltre che incompetente anche stronza, domanda a Luca, che sta parlando con Antonio:
-In che anno governò Massimino il Trace?-.
Ovviamente nessuno lo sa, io non studio più storia dall’ultima volta che mia ha interrogato, ovvero tre mesi fa.
Arriva un suggerimento da dietro.
-200 avanti Cristo- bisbiglia Marco.
Luca sicuro ripete la data.
Marco gli aveva fatto uno scherzo.
Sotto le risa di tutti la prof. mette un meno al povero Luca e la campana suona.
-Per domani studiate da pagina
Tutti si alzano, io Giovanni e Antonio andiamo verso Luca.
Giovanni lo scanzona.
-Te per me sei scemo, tutte le volte Marco ti dice una data a caso e tu la ripeti, sei
deficiente?-.
Il prof. è già entrato.
Religione, che pacchia.
La classe si svuota.
Rimaniamo solo in dieci.
C’è chi è andato a studiare matematica per l’ultima ora, chi a fare un giro, chi a fare delle fotocopie e chi in bagno.
Don Andre, così lo chiamiamo, fa l’appello e inizia a parlare delle solite inutili discussioni teologiche di cui non importa niente a nessuno.
Io vado a messa
A un certo punto, non so perché, io ovviamente non ascoltavo, nasce una discussione tra Lucia e il Don.
Poi intervengono Antonio ed Elisabetta.
In poco tempo tutti parlano, urlano, sbraitano per superare la voce dell’altro.
Sono due persone completamente differenti.
Don Andre con un gran fischio porta il silenzio.
Io non ho ancora capito di cosa si sta discutendo così chiedo a Pietro qual è il problema.
Mi illustra velocemente la situazione.
Giovanni ha detto che lui alla domenica non va a messa perché non ha voglia di svegliarsi alle nove e di perdere un’ora.
Elisabetta, che fa gli scout e a messa ci va tutte le domeniche, ha risposto che lei non crede ma è costretta ad andare in chiesa per fare contento suo babbo e per mantenere le amicizie agli scout.
Questi sono i problemi di fede degli adolescenti, ma io dico, se non sei credente cosa ci vai a fare a messa?
E poi fa tutta la comunista, peace and love e cose varie.
Cavolo, un po’ di coerenza.
Queste cose però non si possono dire, a scuola comanda Izquierda da chissà quanti anni e non c’è modo di farla cadere, liste apolitiche, liste di Cl, niente.
Per quel che mi riguarda ho votato quelli che avevano il programma a mio giudizio migliore ma non hanno ottenuto nemmeno un rappresentante, ovviamente.
La gente non ha giudizio, si lascia trasportare dal gregge, non giudica in modo obbiettivo e intelligente.
Ci sono però i ragazzi con piedi per terra, che ragionano con la propria testa.
E’ da sfatare il mito dell’adolescente come una persona che vive nel suo mondo, a cui non interessa ciò che accade fuori dalle quattro mura della scuola.
Gli adulti credono che noi giovani ci interessiamo solo di stupidaggini.
Non è così, non siamo stupidi, parliamo spesso di politica, dei problemi del nostro paese.
Ma davvero per essere grandi, maturi bisogna parlare d’argomenti “seri” come la politica?
Poi è bello perché a scuola ci sono due grandi gruppi che si scannano e non si possono vedere.
Da una parte i comunisti, maglie del Che, di Emergency, All Star tutte bucate, abbigliamento poco curato, trasandato.
Pensi che almeno siano gente che difende i propri ideali, i propri valori, sono figli d’operai, credono in ciò che fanno.
Perché io ammiro le persone coerenti che si battono per il proprio ideale.
Invece scopri che sono figli di medici, ultra miliardari, piscina, villa, casa al mare.
I classici figli di papà.
E dall’altra parte ci sono i ciellini.
Sorvoliamo, che è meglio.
E quindi gente come me, la maggior parte del liceo, che non sta né di qua né di là non sa che fare, non è rappresentata nei consigli di istituto.
La discussione, nonostante tutto,continua.
Si stanno scannando come al solito.
Mi alzo ed esco anch’io.
Antonio mi segue, arrabbiatissimo.
-Con questi non si parla, comunisti di merda-.
Esce anche Elisabetta.
-Brutti pretini, fate schifo-.
-Siete la rovina dell’Italia-.
Mi dileguo.
Vado a fare un giro in giardino.
Trovo Marco che fuma, come al solito.
Marco ha iniziato a fumare da un anno, per colpa della scuola.
Aveva una pagella buona, media del sette e tutto.
Non doveva avere debiti, i prof. l’avevano assicurato.
Poi, va a vedere i voti.
Anche sta’ storia dei voti, fa ridere.
Tutto l’anno ci bombardano di circolari da far firmare ai genitori per la privacy, per poter dire le valutazioni a noi ragazzi, arriva la fine dell’anno e nell’atrio della scuola espongono in delle bacheche i voti di tutti i ragazzi.
Classica vicenda all’italiana.
Tornando a Marco, insomma va a vedere i voti e scopre di avere il debito in latino.
Va in crisi, inizia a fumare, si ubriaca tutte le sere, questo per colpa della prof. di latino.
Mi vede e mi viene incontro.
-Facciamo un calcetto oggi?-.
-Per me va bene tanto non ho l’allenamento-.
-Dobbiamo chiedere agli altri-.
-Ci penso io dopo, va bene?-.
-Ok, io lo chiedo a Angio e a Filo, tanto ho i messaggi gratis.-
Sentiamo suonare la campana.
-Che palle- dice Marco e butta la sigaretta per terra.
E’ l’ultima ora ma è la più dura.
Matematica.
La prof è brava però ci fa lavorare molto, troppo.
L’ora sembra non finire mai.
Mancano ancora dieci minuti.
Ha finito di spiegare, apre il registro, il panico si diffonde nella classe, nessuno ha studiato, alla prima ora avevamo la verifica di latino.
Il dito scorre lento nella pagina.
Scende lentamente, vedo che supera il mio numero, sospiro, sollevato.
Poi però torna indietro e mi chiama.
Sembra assurdo, succede sempre così, perché proprio io?
Cerco di guadagnare tempo, cancello con la cimosa la lavagna con estrema lentezza.
Fa in tempo a dettarmi un’equazione.
Sento la lancetta che avanza lentamente nell’orologio, quel rumore fastidioso che ti mette fretta, ansia, apprensione.
Il sudore sgorga copioso sulla mia fronte.
Inizio a scrivere, il gesso cade dalle mie mani, lo raccolgo.
Non so come andare avanti, ho una fame da lupi.
“E ora che faccio?” penso tra me e me.
Guardo l’orologio.
Un minuto.
Cancello la riga superiore e la riscrivo identica.
Speriamo che la prof non se ne accorga.
Driiiiiin, finalmente.
Facciamo gli zaini e usciamo dalla bolgia infernale che è il liceo.
Ci siamo organizzati alle 15.00, dopo Dragonball e i Simpson al campo della chiesa.
Dovremmo essere in dieci con Angio e Filo, speriamo che vengano.
All’uscita prendo la bici, si avvicina Elena, la ragazza più bella della classe.
-Ciao, fai qualcosa oggi pome?-.
-Ehm, veramente…- gli altri mi guardano con sguardi che non promettono nulla di buono.
-Sì, ci sono, perché?- asserisco deciso.
-Vuoi venire a studiare da me, in casa non c’è nessuno.-
-Ah, va bene a dopo allora-.
Gli altri sembrano perdonarmi.
-Va bè dai per stavolta ti è concesso di andare, però mi raccomando-.
-Sì, tranquilli, ciao ragazzi, grazie-.
PREMIO TITANO 2007
Francesco Giubilei si è aggiudicato il primo premio Titano 2007, maggiori info qui
IL SACCO
di Francesco Giubilei
La situazione in Italia era ingarbugliata: gli alleati erano sbarcati in Sicilia da ormai un anno, il sud era libero mentre il nord era ancora in mano alla Repubblica Sociale.
L’avanzata alleata proseguiva in modo inarrestabile, Roma era caduta da tempo ed erano giunte le prime voci della liberazione di Perugia.
Il presidio tedesco però aveva ancora il controllo del piccolo borgo nell’Appennino Umbro.
I collegamenti ferroviari erano stati interrotti dai bombardamenti alleati.
Ormai in paese i fascisti non si facevano più vedere, la condanna alla dittatura era unanime.
Non tutti però potevano dimostrare la loro avversione nei confronti della dittatura, c’era chi aveva dei doveri, degli obblighi, dei giuramenti da rispettare.
I dipendenti pubblici dovevano continuare a servire, come se niente fosse accaduto, lo stato e le Istituzioni, nonostante queste non esistessero più.
Tra questi l’arma dei Carabinieri.
Il giovane maresciallo della caserma del borgo si incamminava, attraverso gli stretti vicoli del paese, verso la bottega del calzolaio.
Le case, tutte abbandonate, recavano i segni delle razzie compiute da vagabondi in cerca di qualcosa da mettere sotto i denti.
Chi aveva la possibilità era scappato in montagna, al riparo dalla ritirata delle truppe tedesche, nei boschi dell’Appennino Umbro, o in vecchie baite e rifugi.
Ogni tanto il maresciallo intravedeva qualche figura incappucciata proseguire veloce lungo la strada, senza che lo degnasse di uno sguardo.
In realtà sapeva cosa pensavano i passanti di lui e della sua situazione delicata.
L’alito dei partigiani aleggiava sul paese e le azioni di sabotaggio erano sempre più frequenti.
A causa del lancio di una bomba da parte di un partigiano (poi ucciso) aveva perso la vita un soldato tedesco.
Quel giorno il maresciallo si ricordava di essere stato convocato al comando tedesco dove aveva avuto luogo una discussione per più di due ore.
I tedeschi infatti volevano compiere una rappresaglia per vendicare l’uccisione del soldato ma alla fine, grazie a Dio, il maresciallo era riuscito, con il suo ottimo tedesco, a evitare questo inutile massacro.
Il sacco di iuta che portava sulle sue larghe spalle ciondolava pericolosamente ad ogni sbalzo del terreno e ad ogni sali e scendi che era costretto a fare a causa della stradina dissestata.
Si stava avvicinando alla piazza del paese dove c’era la bottega di Giuseppe, calzolaio antifascista da sempre.
Giunto in prossimità della piazza, prima di scorgere l’antica chiesa intravide fuori da un negozio, quello di generali alimentari di sor Antonio, una piccola folla di persone.
Tutti smisero di parlare al suo passaggio.
Gli occhi di tutti erano rivolti verso la divisa da carabiniere che indossava e al sacco che sorreggeva a fatica sulle spalle.
Con un cenno del capo salutò il gruppetto ma nessuno ricambiò quel saluto.
In tutta risposta Cecchinelli, ex membro del Pci ed ora probabilmente partigiano, sputò a terra toccandosi con le grandi mani piene di calli a causa del suo lavoro nei campi i folti baffi neri.
Si raccontava in paese che quando nel ’34 un gruppo di camicie nere si era recato a casa sua per chiedergli perché non avesse la tessera del partito, Cecchinelli aveva risposto con grande coraggio “perché io non sono un fascista di merd…” e prima di finire la frase fosse stato prelevato dai militari e portato nella piazza del paese dove fu purgato con l’olio di ricino.
Davanti a molti cittadini ammutoliti per la scena invece di sentirsi umiliato aveva preso un grande tovagliolo di stoffa ed in segno di fierezza si era pulito i baffi.
Finalmente il maresciallo era arrivato alla bottega del calzolaio.
Per fortuna i soldati tedeschi che erano di guardia nella piazza non l’avevano notato altrimenti gli avrebbero chiesto che cosa c’era in quel sacco.
Aprì la vecchia porta in legno e lasciò cadere dalle sue spalle il pesante fardello.
Il calzolaio trasalì, non si era accorto della sua entrata e stava lavorando una scarpa con una suola in legno molto rovinata.
- Qual buon vento maresciallo?
- Ormai in paese non tira più un buon vento, Giuseppe, i comunisti sono pronti a prendere il potere e per quelli come me sarà davvero dura.
- Su, non dire così. Vuoi un bicchiere di vino rosso? Me l’ha portato sora Marianna, lei e suo marito ne l’avevano una scorta in cantina ma ora sono andati su in montagna alla loro cascina.
- Lo vedi, la gente ha paura. Promettimi almeno che mi difenderai.
- Per quel che conta la mia voce. Io sono stato da sempre un antifascista convinto, non ho mai appoggiato il regime. ma sono offuscato da questi anti fascisti dell’ultima ora che pretendono di dettare legge. Io li conosco questi. Quando c’era Mussolini stavano con lui, ora si dichiarano estranei al regime perché vogliono avere cariche politiche dopo la liberazione.
- Ma io che posso fare? Ho sempre servito lo stato con grande fedeltà. Sono sempre stato un uomo senza bandiere, ho sempre fatto il mio dovere.
- Me ne rendo conto, ma che cos’è quel sacco?
- E’ farina voglio che la consegni ai partigiani perché capiscano che io non sono contro di loro.
Giuseppe gli porse il suo bicchiere e versò il vino rosso.
Alcune gocce schizzarono fuori nel bancone di legno.
La vecchia bottega apparteneva alla famiglia di Giuseppe da anni.
Già suo padre ci lavorava.
Suo nonno l’aveva acquistata con un grande sacrificio economico per coronare il sogno di suo figlio.
Luigi era attratto dalle scarpe come non lo era per nessun altra cosa ed aveva trasmesso la passione al figlio.
Il maresciallo bevve tutto il bicchiere senza prendere fiato.
La salita l’aveva spolpato.
-Te ne verso altro?
- No, grazie, tra un’ora entro in servizio - accompagnò quella frase con una smorfia del volto. Aveva perso fiducia nel suo lavoro.
Lui che si era arruolato da giovanissimo perché attratto dalla divisa, lui che, come scherzava sua sorella, ci era nato con la divisa non credeva più in quello che faceva.
Non servirono a nulla le parole di conforto di Giuseppe.
Dopo alcuni minuti il maresciallo uscì, sconsolato alla volta della caserma per fare l’ultimo turno di lavoro prima della liberazione.
Quella notte infatti un via vai continuo interessò il piccolo borgo.
Le truppe tedesche si ritirarono verso nord mentre la prima camionetta alleata scese da un monte cittadino.
In comune il capo del C.L.N. cittadino, alcuni partigiani e il comandante del presidio patrioti discussero con il capitano della polizia inglese.
La cittadina venne dichiarata “occupata per conto di S.M. britannica” e affidata in presidio ai partigiani.
Questa notizia contribuì a impensierire il maresciallo.
Il sacco di farina che aveva donato ai partigiani solo alcuni giorni prima e che era un bene preziosissimo, ora non aveva più nessun valore davanti alle tavolette di cioccolato, allo zucchero, ai barattoli di carne in scatola portati dagli inglesi.
Due giorni dopo Cecchetti entrò nella bottega di Giuseppe per ritirare un vecchio paio di scarpe.
- Hai sentito Peppe del Maresciallo? Brutta faccenda davvero-
- Perché cos’è successo? - chiese allarmato.
- Un gruppo di partigiani l’ha malmenato, sai era un ex fascista.
- Ma come? Ti avevo consegnato quel sacco di farina che aveva offerto ai partigiani.
- Mi avevi consegnato? Ma io che c’entro?
Cecchetti ritirò dal bancone le sue scarpe e prese i soldi per pagarle.
Mentre usciva dalla bottega Giuseppe notò qualcosa di bianco uscire dalla tasca di Cecchetti: farina.
Anche le grandi banconote erano copiosamente imbiancate.
Allora il calzolaio comprese.
Un senso di malessere lo pervase.
L’episodio rafforzò la sua sfiducia negli uomini.
DA:
...CHE MAGNIFICA SERATA
Ieri sera alla Libreria Minerva di Cesena ho presentato per la prima volta il mio libro.
Mi ha introdotto il noto poeta Stefano Simoncelli (vincitore del Premio Mondello nonchè autore di numerosi libri di poesia).
Simoncelli ha espresso pareri che già altri lettori e addetti ai lavori avevano suggerito, ha gestito la serata molto bene.
Quando mi ha dato la parola non ero particolarmente emozionato e ho potuto esporre serenamente le mie idee.
Successivamente la discussione che ne è derivata (anche grazie alle domande della
proprietaria della libreria Mirna Foschi che ringrazio e di Simoncelli) è risultatata vivace ma garbata e costruttiva.
Ho avuto modo di presentare anche Historica e alla fine i
presenti hanno anche acquistato qualche copia del libro ed hanno apprezzato "I Bianciardini" che avevo messo a loro disposizione.