CAFFE' STORICO LETTERARIO

Un luogo di incontro virtuale dove poter discutere di cultura sorseggiando un te' seduti in un antico caffè parigino.
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Nome: Francesco Giubilei curatore del blog Caffe storico letterario, è un ragazzo di Cesena dove frequenta il liceo scientifico. Ama scrivere e leggere. E' l'ideatore e il direttore dell'e-magazine Historica ( www.historicaweb.com ). E' autore di "Giovinezza partitura per mandolino e canto" con la Società editrice Il Ponte Vecchio. Ha vinto il premio letterario internazionale Titano 2007, sezione giovanissimi. BLOG PERSONALE: francescogiubilei.splinder.com E-MAIL: caffestoricoblog@libero.it

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lunedì, 21 gennaio 2008

INTERVISTA A FRANCA MARIA BAGNOLI

Di Francesco Giubilei


 

Una vita negata”, come mai questo titolo? Può riassumere il contenuto del libro?

In realtà il titolo, "Una vita negata", è ambivalente. Sta a significare che la vita che Santippe avrebbe voluto vivere e , cioè, un rapporto di coppia paritario e un ruolo attivo nella società, le è stato negato dal marito e dalla città, quell'Atene del V secolo a.C. che è stata emblema di civiltà e democrazia, ma che aveva anche molti buchi neri, quali la schiavitù e la drastica discriminazione ed emarginazione delle donne. D' altra parte, pur rassegnandosi ai "valori" della sua città, Santippe non si nega alla vita. Il suo percorso si arricchisce attraverso l' amicizia di chi è vittima, come lei, dell'oppressione: le schiave e il suo scavare continuamente dentro di sé che la porterà a scoprire un' Entità divina, l' Interlocutore, che ho ha bisogno di parole per leggere menti e cuori e che sta dalla parte dei sofferenti e degli oppressi. Santippe si crea, così, un mondo parallelo a quello in cui vive e che rifiuta. Il contenuto del libro è la storia di una donna che lotta, come può, per affermare il suo diritto di essere riconosciuta come persona. Io ho assunto Santippe a metafora di tutte le don ne che, nel corso dei secoli hanno preso coscienza della loro condizione, soffrendone molto.



Il suo è un lavoro di pura immaginazione o ci sono fonti storiche che riabilitano effettivamente Santippe?

R. Non mi risulta che ci siano fonti storiche che riabilitino Santippe. Di lei hanno scritto solo uomini, in chiave negativa. In tempi recenti Alfredo Panzini ha riconfermato l' immagine di Santippe come donna acida e petulante. Durrenmatt, dal quale Franca Valeri ha tratto il suo spettacolo "La vedova Socrate", parla di lei come di una bottegaia avida e priva di scrupoli morali.



Nella prima parte del suo libro, più che un elogio alla figura di Santippe, la sua opera sembra quasi un ridimensionamento della figura di di Socrate. E' così?

Assolutamente no. Il romanzo comincia con una Santippe giovanissima, una ragazza sensibile e intelligente che già sogna, per marito, un uomo che abbia per lei amore e amicizia e che la tratti alla pari. Si innamora di Socrate perché ne ha sentito parlare come di un uomo aperto che ama mettere in discussione tutto. Lo ha sentito, anche, abbattere con la sua dialettica, la boria di un giovane. Quindi l' ha ammirato e stimato subito. Ed ha pensato: "Se Socrate parla con tutti, parlerà anche con le donne" Con questa convinzione lo sposa e in breve tempo scopre che Socrate, il filosofo innovativo, è un marito Tradizionale. Da qui nasce la sua delusione. E' il marito che la delude, non il filosofo. E non cessa di amarlo. Quando Socrate si presenta al processo che si concluderà con la condanna a morte, lei è davanti l tribunale e segue, trepidante, tutte le fasi del processo. Quando sa della condanna a morte, il suo commento è: " Ha sempre agito per il bene della città. Se la città non ha capito questo, è proprio una maledetta città" A differenza di Critone capisce che il marito ha fatto bene a non fuggire, pur avendone la possibilità. Pensa che avrebbe tradito i suoi ideali e svenduto la sua dignità. Quando in carcere i due coniugi si incontrano per l' ultimo saluto, Santippe dice apertamente al marito di essere d' accordo con lui sulla rinuncia alla fuga. E' l' unico momento in cui i loro mondi paralleli si incontrano. Su Santippe si posa lo sguardo ammirato di Socrate che finalmente capisce. D' altra pare credo sia impensabile che Socrate potesse contrastare le leggi della città e il suo ordinamento sociale. Non ha detto una parola contro la schiavitù, né poteva dirla, vista la struttura blindata di Atene. Però considerava gli schiavi degni della sua attenzione. Penso che la rivoluzione di Socrate sia stata filosofica, morale e non politica.



Leggendo il suo libro ho trovato collegamenti, anche se non sempre impliciti, alla società contemporanea. C' è qualche messaggio in particolare che vuole fare arrivare agli uomini del XXI secolo? , e qualche collegamento con la storia antica?

Ha letto bene. Nel penultimo capitolo del mio libro Santippe si chiede quanto tempo dovrà passare prima che la libertà diventi patrimonio indiscutibile di tutti gli esseri umani. Oggi viviamo tempi molto duri. La libertà, non solo di pensiero e di scelte, è preclusa ai quattro quinti dell'umanità ( il Terzo e Quarto Mondo ) che non hanno la concretissima libertà di vivere. Il nostro "civilissimo" sistema economico produce 40 milioni di morti per fame, ogni anno. Non so se ci sono riuscita ma, attraverso Santippe, ho voluto denunciare questa negazione della libertà e lanciare un messaggio, un invito a recuperare un forte senso di solidarietà e di fratellanza. Parole che possono sembrare retoriche e che, tuttavia, rappresentano una necessità assoluta perché questo mondo non si autodistrugga, considerato anche l' alto numero di armi,compresa l' atomica, che sono in circolazione e che potrebbero distruggere quattro volte il Pianeta Terra. Quanto alla storia antica, ha le sue luci e le sue ombre. Condivido il pensiero di Ernesto Balducci: sperava che l' evoluzione storica avrebbe prodotto un uomo inedito che, per prima cosa, avrebbe messo la guerra fuori dalla storia. Definiva usto concetto "Realismo dell'utopia" appunto perché la speranza utopica della radiazione Della guerra dalla storia è il presupposto necessario per la sopravvivenza dell'umanità. Raniero La Valle, nel suo libro " Prima che l' amore finisca", sostiene che, se il mondo ancora si regge è perché ci sono ancora persone che sanno amare. Ma avverte: attenzione l' amore può finire . Non lasciamolo morire.



Il libro è stato pubblicato da "Il Foglio letterario" E stata soddisfatta da questo editore? Come l' ha trovato?

L' ho trovato per caso tramite Internet. Ho pensato di tirare fuori dal cassetto il libro che vi giaceva da qualche tempo. Le grandi case editrici non l' hanno accettato. Alcune lo avrebbero pubblicato a pagamento ed io ho rifiutato. Ho mandato i libro alla direttrice della collana "Letture al femminile, Rossella Anelli che è rimasta entusiasta del libro. Con Gordiano Lupi e Rossella Anelli mi sono trovata benissimo. Non ho pagato un centesimo per la pubblicazione, ma , soprattutto, mi sono sentita molto gratificata dall'amicizia che mi hanno offerto e che ho ricambiato subito. Gordiano Lupi segue i suoi autori. Alla prima presentazione di "Una vita negata" a Pescara dove vivo, era presente con la moglie e i due figli. Da Piombino a Pescara il viaggio non è molto agevole.



Ho letto che per molti anni è stata insegnante di filosofia nei Licei. Qual è, secondo lei, l' approccio giusto con i ragazzi per fare apprezzare questa importante disciplina?

Suscitare la loro curiosità intellettuale, stimolare il loro spirito critico. Educarli ad esprimere liberamente il loro pensiero. Leggere con loro testi antichi ma anche contemporanei. Un anno leggemmo un' opera di Giulio Girardi, filosofo e teologo. Poiché conosco Girardi personalmente, chiesi alle alunne (allora insegnavo in un Istituto magistrale frequentato quasi esclusivamente da ragazze ) se avrebbero gradito una visita di Girardi. Si dimostrarono entusiaste dell'incontro con l'autore dell'opera che avevamo letto: "Educare, per quale società?" Girardi venne e la discussione fu molto vivace. Alcune alunne non erano d' accordo con alcune idee espresse dall'autore e lo dissero. Inutile dire che Girardi fu molto contento degli interventi critici.



E' molto attiva online con il sito culturale "Francamente" Ce ne vuole parlare?

Sono molto legata, anche affettivamente a questo sito messo in piedi da mio figlio che è un informatico. Condivido il sito con un amico che ne è il webmaster. Il sito si presenta con queste parole: "La bellezza delle differenze. Parlare e scrivere in libertà", abbiamo più di 1000 utenti, naturalmente non tutti sempre attivi. Ci sono molte buone penne, sia in prosa che in poesia. Parlare e scrivere in libertà. Può portare a discussioni molto vivaci, tanto vivaci che sembrano far crollare il sito. Ma vive da circa 4 anni e spero che viva a lungo.  (http://www.francamente.net)

postato da: caffestorico alle ore 14:46 | link | commenti (5)
categorie: interviste letterarie
venerdì, 28 dicembre 2007

Dell’Olio Francesco - Intervista sul collettivo UBV

Francesco Giubilei

Per caso, mentre girovagavo per siti letterari, myspace e blog, mi sono imbattuto in questo interessante progetto: l’UBV, sigla di "Underground Book Village", un collettivo di scrittori che, come ci spiega Francesco Dell’Olio, socio fondatore insieme ad altri sette scrittori, che ha l’obbiettivo di fare emergere buona letteratura a prezzi modici. Un progetto giovanile ed innovativo che penso, se ben pubblicizzato, possa fare bene. Per l’originalità ma anche per la voglia di questi giovani e validi scrittori di emergere, di affermare le loro idee e  di fare letteratura nel vero senso della parola.

Francesco Giubilei

http://caffestorico.splinder.com

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L’UBV: che cos’è questo progetto e in cosa consiste?

L’Underground Book Village, del quale faccio parte, è un collettivo di scrittori… abbiamo deciso di unire energie e intenti allo scopo di proporre e far emergere ottima letteratura (ma a dire il vero siamo disponibili a
prendere in esame qualsiasi altra forma d’arte) a prezzi assai modici. Siamo tutti del parere che i libri debbano costare il meno possibile, ci piaceva l’idea che stava dietro ai vecchi e celebri Millelire di Stampa Alternativa… Nel nostro caso, però, si parla di libri in senso stretto, sia come formato che come numero di pagine. L’obiettivo comunque rimane il medesimo: spacciare libri a cifre irrisorie. L’ U.B.V. è legato a Il Foglio Letterario di Gordiano Lupi nella lotta contro le case editrici a pagamento, contro i librai scorretti che disincentivano l’acquisto degli autori esordienti con le piccole case editrici e infine contro il caro-prezzo.

Come vi è venuta l’idea di fondare questo collettivo?Come tutte le idee, parlando e confrontandoci. Io e gli altri colleghi che mi accompagnano in questa avventura, ci sentivamo già quotidianamente o settimanalmente perchè facevamo parte della redazione del Foglio Magazine e siamo quasi tutti autori della casa editrice Il Foglio. L’idea di fondare l’U.B.V. è nata così, quasi dal nulla e ha preso forma a poco a poco.

 

E’ possibile farne parte o non accettate iscritti al di là dei soci fondatori?

Non abbiamo intenzione di creare un circolo chiuso, una casta, per cui siamo disponibili e oserei dire anche interessati a valutare nuovi ingressi, purchè le richieste provengano da persone valide e che credano nell’idea: non immagini quanto tempo occorra ritagliarsi, per portare avanti un progetto a più mani… anche perchè noi vogliamo fare le cose per bene e cerchiamo di essere il più perfezionisti possibile! Non abbiamo un direttore, si può dire che la struttura del collettivo si basi su una logica paritetica; ci confrontiamo, a
volte ci scanniamo perché ci muove la passione…

Chi sono gli scrittori che compongono questo collettivo?

 

Francesco Dell’Olio, che poi sarei io, Walter Serra, Alessandro Cascio, Emiliano Maromonte, Sasha Naspini, Frank Solitario e Vincenzo Trama.

Presto uscirà il vostro primo libro, ce ne vuoi parlare? Con quale casa
editrice?

Il primo libro uscirà per i tipi de Il Foglio. E’ incentrato sul tema del Destino: ognuno di noi racconta la propria storia di Dalila e Achille, cioè di un uomo e una donna che a un dato momento della loro vita si incontrano.
Ognuno di noi ha avuto carta bianca nel decidere la personalità dei due personaggi, l’epoca nella quale farli vivere, ognuno di noi ha deciso in piena autonomia se scrivere un racconto horror o giovanilistico o drammatico o d’amore o avventura, ecc. Abbiamo avuto solo dei paletti da rispettare, alcuni punti fissi o elementi che ritornano in tutti e sette i racconti e che non svelo, ma che potrete scoprire magari leggendo il libro quando uscirà. Ne è venuta fuori un’opera che oserei definire davvero interessante… Inoltre il volume sarà impreziosito da alcune foto di Maurizio Ravera.

Progetti per il futuro?


Per ora mi sto dedicando, appunto, al progetto U.B.V. che mi sta prendendo tutto il tempo libero. Poi si vedrà…

Cosa pensi del mercato editoriale italiano?

 

Ne penso bene e male al tempo stesso: bene perchè se non ci si limita a ciò che si trova sugli scaffali delle librerie ma si cerca, magari su internet o anche nelle librerie stesse ma negli scaffali più nascosti, si possono trovare davvero dei bei lavori. Male perchè ormai le librerie sono diventate vere e proprie aziende; non esistono più i librai nel senso stretto del termine, che ti consigliano andando oltre l’ultimo Faletti o Moccia… purtroppo però il mercato va in quella direzione: argomenti soliti, titoli allusivi e vendite più facili possibili… per i contenuti ripassare in un sedondo momento. Bisogna rimboccarsi le maniche e avere la voglia e la forza di non fermarsi a quello che ci propinano: chi conosce Maurizio Salabelle? Un autore italiano dei nostri giorni, davvero dirompente. Ma in libreria mica si trova… magari nei mercatini dell’usato. Ecco, ci sono rimasti quelli…

http://www.lankelot.eu/index.php/2007/12/28/dell-olio-francesco-intervista-sul-collettivo-ubv/

 

postato da: caffestorico alle ore 19:08 | link | commenti (1)
categorie: interviste letterarie
sabato, 06 ottobre 2007

INTERVISTA MARCO MAZZANTI

 

Chi è Marco Mazzanti?

Marco Mazzanti è un ragazzo di venti anni, nato a Roma nel 1987; studia Storia all’università e nel tempo libero ama leggere romanzi, ma anche scrivere e disegnare ascoltando la musica.

Ama andare a dormire alle tre del mattino ed intervistare artisti e scrittori emergenti e non sul suo blog.

Quando hai iniziato a scrivere?

Ho iniziato a scrivere a 16 anni, è però da un anno, dalla pubblicazione del mio primissimo romanzo, che ho intessuto con la scrittura un vero e proprio rapporto coniugale.

Ci parli di “Colore indeciso” il tuo ultimo romanzo?

Colore Indeciso è un romanzo che nasce da un brevissimo racconto di ambientazione romana, Riflesso Viola. “Riflesso Viola” è anche il titolo del quarto capitolo del libro e in esso sono presenti molti passi che si collegano al racconto, il quale, tra l’altro, è presente in appendice al romanzo, preceduto da una mia nota personale.

Perché hai deciso di firmarti con lo pseudonimo di “Marko Matz” e quando hai scelto questo nome?

Ci sono moltissime persone che si chiamano Marco Mazzanti, e così, per molto tempo, ho optato per uno pseudonimo, che però si discostava parecchio da mio nome reale. Tale pseudonimo era Marco Mushroom e con esso ho esordito come scrittore con il romanzo I fanatici del rancore. Alla fine del 2006 ho deciso di dare una svolta al mio metodo di scrittura. Essa è ora meno acerba e più attenta, e per sottolineare questa maturazione ho deciso di firmarmi con un nome che fosse il più possibile simile al mio reale. E così è nato il mio nome d’arte definitivo, con il quale firmerò per sempre i miei racconti e i miei romanzi: Marko Matz, che  non è altro che una “contrazione” di Marco Mazzanti.

“Colore indeciso” è il tuo secondo libro pubblicato con la Midgard di Perugia, qual è il tuo rapporto con questa casa editrice?

La Midgard è un’ editrice piccola, ma che si da molto da fare, curata e diretta dal giovane Fabrizio Bandini. E’ una casa editrice a mio parere molto seria, che organizza concorsi ed antologie e che si predilige l’ambiente underground di quella che è l’editoria attuale, pubblicando opere particolari, dal pubblico ristretto ma buono, e tanta, tantissima poesia, che oggi, ahinoi, non gode di alti livelli di vendita.

Quali sono i tuoi progetti futuri dal punto di vista editoriale?

Sono un autore prolifico, molto, e dopo aver terminato un romanzo ne inizio subito un altro, nel frattempo riguardo quelli composti in precedenza e penso a quelli che scriverò in futuro.

Mi piacerebbe pubblicare con diverse piccole case editrici (non mi interessa “sfondare”, od avere un futuro come scrittore presso le majors) e mantenere buoni rapporti con tutte, intervistare i loro autori e creare con essi un buon rapporto di amicizia e dialogo.

Allo stato attuale sto scrivendo due romanzi brevi, ma ora è tutto da vedere…

Ora frequenti l’università che lavoro pensi o speri di intraprendere finita la “carriera scolastica”?

Mi piacerebbe specializzarmi in editoria e giornalismo, ma ci vorranno ancora due o tre anni prima che riesca a laurearmi, sto infatti per iniziare il secondo anno in Storia.

Quella dell’insegnamento è una professione che mi ha sempre attratto, ma più che storia e geografia mi piacerebbe più che altro insegnare presso corsi di scrittura e disegno.

Ma adesso non fantastichiamo troppo, pensiamo al presente…

 

postato da: caffestorico alle ore 14:27 | link | commenti (11)
categorie: interviste letterarie
giovedì, 27 settembre 2007

INTERVISTA A CLAUDIO CISCO
-Chi è Claudio Cisco?
Claudio Cisco è un uomo di 42 anni, sicuramente originale e particolare, anticonformista che ama l'arte e la creatività in tutte le sue forme. E' un uomo mai cresciuto malgrado l'età, rimasto dentro ragazzo, capace di guardare le cose che lo circondano con gli occhi stupiti e meravigliati di un bambino. Ma è anche un personaggio molto complesso da analizzare, quasi un alieno con mille sfacciettature. Uno che mischia religiosità e trasgressione sessuale, follia pura e saggezza, un'anima inquieta, perennemente in pena senza pace, alla ricerca disperata di qualcosa sconosciuta, che ama rischiare e inventarsi. Uno che mai si è potuto realizzare e mai si realizzerà in questa vita piena di banalità e piattezza, uno che che cerca nell'arte l'unica fuga possibile. Ma è anche una persona sensibilissima e buona d'animo, incapace di fare del male a una mosca, pacifista e soprattutto sincero in tutto e per tutto.
 
-Da quanto tempo e perche scrivi?
Scrivo sin da piccolo, da quando stavo nella pancia di mia madre. Sono nato con la penna in mano prima ancora del ciuccetto. Ho sempre sentito il bisogno di scrivere. Fa parte di me, della mia essenza di essere umano. E' difficile spiegare quello che provo e cosa mi spinge dentro quando scrivo. E una necessità dell'anima, qualcosa di bello e misterioso capace di rendermi spirituale e immortale. Quando ho una penna in mano non riesco più a fermarmi, le parole mi escono fuori spontanee fino a sommergermi come un fiume in piena che vuole straripare. Non so se sono bravo ma sono certo che scrivere così tanto e in maniera inarrestabile è un dono di natura. E' l'unica cosa nella vita che so fare e alla quale mi sento portato e terribilmente trasportato.
 
-Sei nato come poeta o solo in seguito sei approdato alla narrativa, cosa ti ha spinto a compiere queste passo?
Sono sicuramente nato come poeta come del resto succede a quasi tutti gli scrittori più o meno famosi, forse perchè credono, a mio giudizio sbagliando,  che la poesia sia più semplice della narrativa o non hanno ancora sufficiente stima di se stessi per partire direttamente con la narrazione. La mia anima è prevalentemente lirica ma poi ho avvertito subito il bisogno e il desiderio di spaziare nella narrativa anche perchè se uno ha talento non deve secondo me limitarsi ma provare ad ampliare questa sua forma di comunicazione, sono convinto che un bravo scrittore debba saperci fare sia nella narrativa come nella poesia. Per quel che mi riguarda, proprio in virtù di questa mia capacità torrenziale di scrittura, riesco forse ad  esprimermi meglio nella narrativa. Adoro la poesia ma la sua breve struttura di composizione mi limita fortemente, non riesco a tirare fuori in maniera totale e istintiva quel ciclone che ho dentro. Più volte però, intelligentemente, coniugo le due facce della letteratura, poesia e narrativa, trasportando la mia vena poetica nella mia capacità narratoria. Ne vien fuori così una miscela letteraria esplosiva, una prosa poetica che non è altro che una poesia lunghissima, libera da schemi, immune da quelle schiavitù metriche  tipiche delle composizioni poetiche.
 
-Che cosa è per te la poesia?
La poesia è innanzitutto sincerità, è per me confessione totale, mettersi a nudo senza maschere, un aprirmi verso me stesso e gli altri. La poesia è sensibilità profondissima, è dolcezza, è giovinezza ,è sogno, fantasia, illusione, magica evasione, speranza, è immortalità e mille e mille altre cose insieme. E' la vita stessa, l'aria che respiriamo, la natura che ci circonda nella sua infinita bellezza. Tutto intorno a noi e dentro di noi è poesia. Purtroppo non tutti sanno coglierla e riceverla anche per il troppo materialismo e la troppa banalità che regnano sovrane un pò ovunque. La poesia è proprio la capacità di sentirla e viverla trasportandola in versi.
 
-Ci parli di "Colei che brevemente fu e che mai in vita conobbi"
E' un libro al quale sono particolarmente legato perchè racconta una storia realmente accaduta, che potrebbe sembrare fantasia ma che in verità è più vera di quanto si possa pensare o immaginare. Ma non è mia intenzione mettere in risalto l'aspetto paranormale dell'opera ma il suo valore artistico e letterario. Per questo non intendo dare spiegazioni su quanto mi è successo all'età di 19 anni, ciascuno è libero di crederci o no. Difficile parlare e definire la protagonista. Forse un buddista formulerebbe la conclusione che un forte carma mi lega da sempre, da tempi passati e in altre vite precedenti, a questa strana e misteriosa ragazza che, ci tengo a sottolineare, non è frutto di fantasia ma è realmente esistita. E' un libro comunque ben scritto, almeno credo, scorrevole e accessibile a tutti, qualcuno troppo frettolosamente e ingiustamente l'ha definito una fiaba per bambini ma con un profondo messaggio di insegnamento anche verso gli adulti, come tuttel le fiabe del resto. E' un libro inoltre molto poetico in parecchie parti che contiene persino 3 poesie tutte da me dedicate alla protagonista. Unisce insieme prosa e poesia, vale la pena leggerlo. Forse è troppo breve come struttura di libro vero e proprio ma trattandosi del racconto di una apparizione, non avrei potuto ampliarlo se non riportando per intero il dialogo avuto con la protagonista, ma in quel caso sarebbe diventato lunghissimo, cadendo nell'eccesso opposto. In ogni caso è un racconto coinvolgente e vivido di emozioni, è un inno alla vita che supera la morte, e il sogno che diviene eternità.
 
-Perchè il lettore dovrebbe leggere il tuo libro?
Perchè è un libro strano come chi lo ha scritto del resto. Si distingue, è insolito, non capita tutti i giorni imbattersi in un libro con una trama del genere, una trama credo adattissisma a divenire scenografia d'un'opera cinematografica. Non a caso, a Messina, nella mia città dove è ambientata la narrazione, era tutto pronto per girare un film vero e proprio. Ma poi, all'ultimo istante il Comune  non ha autorizzato l'ingresso dei macchinari cinematrograficio in un luogo sacro come il cimitero, e non se ne fece più nulla. E' un vero peccato comunque, la politica ha ucciso l'arte e purtroppo, vista la specificità dei luoghi narrati nel libro, non poteva assolutamente essere girato in un posto diverso dal cimitero monumentale antico di Messina.  Meno male che almeno è sopravvissuto il libro a disposizione di tutti coloro che vorranno visionarlo, del resto nessun film può sostituirsi integralmente alla storia narrata in un libro. Grazie di cuore a tutti coloro che lo acquisteranno e un grazie particolare al mio giovane editore Francesco Giubilei che ha creduto in questa mia opera. E' il primo libro di Historica editrice e mi auguro che non sia l'ultimo. Un saluto a tutti. Claudio Cisco
SITO PERSONALE DI CLADIO CISCO
http://www.attraversandoilsole.co.nr/
HISTORICA EDITRICE
http://stores.lulu.com/MAGAZINEHISTORICA
ACQUISTA COLEI CHE BREVEMENTE FU E CHE  MAI IN VITA CONOBBI
LEGGI UN'ANTEPRIMA DEL LIBRO
http://www.lulu.com/browse/preview.php?fCID=1163402
postato da: caffestorico alle ore 15:23 | link | commenti (1)
categorie: interviste letterarie
giovedì, 20 settembre 2007

INTERVISTA A RENZO MONTAGNOLI

Di Francesco Giubilei

Nonostante la maggior parte dei lettori di questa intervista ti conoscono è
giusto partire con una presentazione. Chi è Renzo Montagnoli? Ti va di
raccontarci qualche aneddoto biografico "inedito" o per lo meno curioso?

Una persona normalissima, senza stranezze, almeno secondo me. E se devo
essere sincero gli unici aneddoti che potrei raccontare sono relativi
all'attività che svolgevo prima di andare in pensione, ma penso, anzi sono
sicuro che questioni legali non interesserebbero ai lettori.
Faccio una vita piuttosto appartata, anche se, abitando in un paese, ogni
tanto mi affaccio per sentire che aria tira, almeno localmente.

Prima di avvicinarti al mondo della scrittura e di curare il sito
"Arteinsieme.net" e il blog "Armonia delle parole" facevi tutt'altro tipo di
lavoro, quando e come ti sei appassionato alla scrittura? O è una passione
che hai coltivato per tutta la vita ma che hai esteriorizzato solo nel
periodo della pensione?

A parte qualche poesia giovanile, non ho mai scritto nulla fino a quattro
anni fa.
Però, sono sempre stato un lettore appassionato, in particolare da giovane,
quando passavo in estate intere giornate in biblioteca.
Con il lavoro il tempo da dedicare ai libri è diminuito, ma non ho mai
tralasciato la lettura e non mi sono mai mancati sul comodino un volume di
poesia o di narrativa. Sì, perchè tuttora leggo, e leggo meglio, una
trentina di minuti (a volte anche un'ora) prima di prendere sonno.
Con il maggior tempo a disposizione, derivante dal collocamento a riposo,
nella più completa solitudine (nel frattempo era morta mia moglie) ho
provato a scrivere, trovando così anche uno sfogo al mio dolore. Sono nate
le prime poesie, che oggi mi fanno sorridere, ma senza quei primi passi non
ci sarebbero state le opere migliori di oggi e non potrebbero esserci
(almeno così spero) quelle ancor più buone di domani. Poeti si nasce, ma
scrittori di poesie si diventa, con tanta applicazione ed esercizi, leggendo
e rileggendo le opere degli altri, accostandosi a ogni singolo verso con
l'umiltà di chi è pronto a leggere nel cuore dell'autore.

"Poeti si nasce, ma scrittori di poesie si diventa, con tanta applicazione
ed esercizi, leggendoe rileggendo le opere degli altri, accostandosi a ogni singolo verso con
l'umiltà di chi è pronto a leggere nel cuore dell'autore." Bellissime queste
tue parole, si dice che in Italia siano più le persone che scrivono poesia
rispetto a quelle che leggono poesia secondo te qual è la causa di questa
"deformazione nazionale" e... si può scrivere poesia senza leggere poesia?

Questa deformazione ha la sua spiegazione proprio in quanto ho risposto alla
domanda precedente. L'istinto poetico esiste in moltissimi e vengono
spontanee delle poesie, semplici, ma di sicuro effetto, tipo quello del
bimbo che dice alla mamma "La rosa è il più bel fiore e tu sei la più bella
delle rose". Per arrivare però a scrivere poesie bisogna leggerne e saperle
leggere, poi occorre scriverne, non essere mai contenti di come sono,
accettare i consigli di qualche competente, anche se non ci possono far
piacere. Come si vede, è necessaria un'applicazione e questa costa fatica,
ma, se
si vuole considerare la poesia come la continua ricerca di se stessi e non
come il mezzo per arrivare magari a una facile fama, ogni sforzo non è un
sacrificio.

Il tuo sito letterario è molto visitato e ormai il tuo blog è diventato un
punto di riferimento per molti scrittori e blogger che amano la scrittura,
qual è il tuo segreto? Come hai fatto a raggiungere questa popolarità?
Se non sbaglio tempo fa mi parlavi di un colpo di fortuna che hai avuto
intervistando Camilleri, ci parli anche di come sei riuscito nell'impresa di
intervistare lo scrittore siciliano?

Sinceramente non sono depositario di segreti. Piuttosto direi che cerco
sempre di mantenere un soddisfacente livello, di modo che le opere che vi
compaiono siano di una qualità adeguata. Comunque, non è stata l'intervista
a Camilleri a far decollare il sito letterario, anche se ha contribuito con
gli altri elementi qualificanti, quali la varietà degli argomenti. Un
notevole contributo è poi dato dagli autori che vi compaiono e che di fatto
sono di volta in volta gli attori di questa rappresentazione culturale, a
cui partecipo anche come regista.
Per Camilleri devo ringraziare una piccola casa editrice che ha editato un
suo libro e che mi ha agevolato nel contattare lo scrittore siciliano;
comunque, a parte gli autori che rifiutano per principio l'intervista, con
gli altri basta avere il tempo e la determinazione di rincorrerli.

Come sto facendo io con te... A metà ottobre uscirà il tuo primo libro edito
con una casa editrice tradizionale, Il Foglio, ce ne parli?

Allora darò qualche cenno sui Canti celtici, un lavoro iniziato lo scorso
dicembre, una sorta di scommessa con me stesso.
In un mondo che, secondo me, ha perso ogni valore proprio dell'umanità io ho
cercato di trovare le ragioni di questa sciagurata situazione a cui siamo
giunti non come tutti credono nell'arco di pochi anni, ma addirittura di
secoli.
Forse avrei potuto scrivere un saggio, o un romanzo, ma in entrambi i casi
non mi sentivo capace. E allora sono ricorso alla forma letteraria che
preferisco, cioè alla poesia. Considerato che le tematiche affrontate
dovevano essere strettamente connesse e che desideravo che ci fosse la
massima armonia possibile ho pensato di ricorrere al canto, in verità da
tempo non utilizzato (gli ultimi effettivi sono quelli di Pascoli, perchè i
Canti Orfici di Campana difettano di melodia). Il progetto era di realizzare
una sorta di sinfonia, un lungo adagio con un modesto crescendo finale,
un'armonia trasognata. Più facile a dirsi adesso che a farsi allora, ma ho
iniziato, non scoraggiandomi davanti alle prime difficoltà, che era giusto
che ci fossero. E così ho preso ad esempio la struttura sociale celtica,
questo gruppo etnico che ha popolato ancora nella prima epoca romana tutta
l'Europa continentale fino alla Vistola e al Po, oltre alle isole
britanniche. Da loro erano saldi i concetti di famiglia e di comunità e
inoltre, come molti altri popoli, avevano un concetto di religiosità
individuale, una sorta di parificazione con le divinità. Il Cristianesimo,
pur con tutti i suoi meriti, ha imposto un unico dio, togliendo ogni
possibilità di avere una spiritualità propria.
Sono 22 questi canti e affrontano tutti i più importanti aspetti della vita
dell'uomo, ivi compresa la morte che in passato aveva la sua giusta
sacralità e non era certo un affare o uno spettacolo come oggi.
E' possibile ritornare indietro? Ne dubito e allora non resta che rifugiarsi
nel sogno di questo mondo di cui l'uomo è parte senza pretesa di dominio.

http://arteinsieme.net

http://armoniadelleparole.splinder.com

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categorie: interviste letterarie
martedì, 21 agosto 2007

INTERVISTA  A LAURA COSTANTINI E LOREDANA FALCONE

 

di Francesco Giubilei

 

 

 

Chi sono Laura Costantini e Loredana Falcone?

Laura: Dunque, vediamo. Sono una che ama scrivere e che ha deciso di farne un mestiere. Poiché guadagnarsi da vivere facendo lo scrittore in Italia è quasi un’utopia, ho optato per il lavoro più simile: giornalista. Ma continuo a dire che sono una scrittrice con l’hobby del giornalismo. Attualmente lavoro per il programma di RaiUno “La vita in diretta”, ma ho iniziato sulla carta stampata spaziando dai quotidiani (Il Secolo XIX) ai settimanali (Oggi, Chi, Visto, Stop, Novella 2000).

Lory: Io non ho un curriculum altrettanto interessante. Sono appassionata di storia, mi sono laureata in Storia Moderna e Contemporanea, ma non ho voluto saperne di insegnare. Il mio sogno è sempre stato quello di scrivere e ho fatto in modo di non ritrovarmi tra coloro che, alla presenza di uno scrittore, dicono con aria ispirata: “Sa, anch’io avrei voluto scrivere…”. Vuoi scrivere? Scrivi!

 

Da quanto tempo lavorate insieme e come è maturata questa scelta?

Lavoriamo insieme da moltissimi anni (non ci chiedete quanti, perché non si chiede l’età a delle signore) ed abbiamo iniziato sui banchi del liceo (classico, ovviamente). E’ lì che ci siamo conosciute ed abbiamo scoperto di avere questa passione in comune.

 

Avete mai litigato, se sì, perché?

Altrochè se abbiamo litigato, sia per motivi personali (siamo molto diverse e quindi la pensiamo in modo opposto su parecchi aspetti della vita), sia per motivi professionali. Capita di non trovarsi d’accordo sugli sviluppi di una trama e ognuna delle due difende a spada tratta il proprio punto di vista. Ma non abbiamo mai lasciato tramontare il sole su uno scontro. E riusciamo sempre a trovare il giusto equilibrio nelle vicende dei nostri personaggi.

 

Una curiosità che mi assilla da sempre quando leggo libri scritti a quattro mani è la modalità di lavoro degli scrittori, com’è il vostro modo di procedere nella stesura di un libro?

Questa domanda è quella più gettonata ogni volta che presentiamo un libro (e di presentazioni, in giro per l’Italia, ne abbiamo fatte più di qualcuna). Ci rendiamo conto che risulta difficile capire il meccanismo, ma in realtà non c’è niente di complicato: ci incontriamo una o due volte a settimana, ci sediamo davanti al computer e, semplicemente, scriviamo.

 

L’ultima vostra fatica letteraria, Le colpe dei padri, avete deciso di pubblicarla a puntate su un blog, qual è stata la molla che ha fatto scattare in voi la consapevolezza che ormai non ha più senso pubblicare i libri su carta?

Tutti coloro che seguono il mondo letterario avranno letto la notizia pubblicata in questi giorni secondo la quale in Italia vengono stampati qualcosa come 40 titoli al giorno. Quaranta! Un’enormità, un oceano di carta nel quale è quasi impossibile ottenere visibilità per il proprio prodotto. Perché l’editoria com’è concepita oggi ha ridotto la creazione letteraria a questo: un prodotto.

Noi abbiamo già pubblicato su carta tre romanzi:

“New York 1920 – Il primo attentato a Wall Street”, un romanzo storico sull’emigrazione italiana e sulle difficoltà di integrazione.

“Eibhlin non lo sa…”, un romanzo fantasy intorno alla figura di una strega irlandese dei giorni nostri.

“La guerra dei sordi”, un romanzo sul conflitto tra ebrei e palestinesi con particolare attenzione al momento dell’assedio subito da Arafat nel 2002. (Quest’ultimo deve ancora essere presentato al pubblico)

Tutti e tre sono acquistabili solo online, in quanto la casa editrice Maprosti e Lisanti (www.maprostielisanti.it) non ha una distribuzione e questo, ovviamente, non ci facilita le cose.

“Le colpe dei padri” era stato sottoposto all’attenzione di una casa editrice che lo aveva trovato interessante, ma a patto che accettassimo di pagare un contributo per la pubblicazione. In quel momento, oltretutto, sulla blogosfera era in corso un dibattito (è sempre in corso, per la verità) sul perché e per come uno scrittore voglia essere pubblicato. La decisione è stata presa come risposta a queste domande oziose: uno scrittore vero scrive per essere letto, tutto il resto conta ben poco (fama, soldi, successo). Quindi abbiamo voluto dimostrare, sulla nostra propria pelle, la validità di quanto affermavamo e abbiamo messo online il nostro romanzo inedito.

 

 

Sono molti ormai gli scrittori, anche celeberrimi, che hanno preferito pubblicare i propri libri online, secondo voi potremmo arrivare a un punto in cui l’editoria cartaceo scomparirà per fare spazio a questo nuovo modo di pubblicare libri?

Crediamo, piuttosto, che si arriverà ad una coesistenza. Il libro fatto di carta e inchiostro esercita un enorme fascino su coloro che amano leggere. E possiamo constatarlo anche dai commenti che riceviamo su “Le colpe dei padri”. Sono in molti a chiederci perché non lo abbiamo pubblicato su carta e molti altri preferiscono stamparlo, piuttosto che leggerlo sullo schermo. I tempi non sono ancora maturi per il predominio degli e-book, anche se a nostro parere i libri virtuali sono un esperimento molto interessante e destinato a conquistarsi un proprio spazio in tempi rapidi.

 

Ci parlate del vostro libro, della trama, di quando l’avete scritto e potete fornire ai lettori il link dove leggere questo romanzo?

Si tratta di una saga familiare che abbiamo ambientato nel Wyoming. Anche questa scelta è stata oggetto di critiche in quanto sembra che agli scrittori “esordienti” sia richiesto di scrivere esclusivamente storie ambientate in Italia perché, pare, così sono costretti a scrivere di cose che conoscono. Un’ottica che definire miope ci pare riduttivo. Siamo due accanite lettrici di narrativa americana, ci siamo formate leggendo Steinbeck, Faulkner, Tennessee Williams e la storia narrata nel nostro romanzo non avrebbe avuto senso in un altro contesto geografico, pur essendo una vicenda legata al dolore del ricordo, al rimpianto del tempo perduto, al marcio che può nascondersi all’interno di un nucleo familiare.

Il romanzo era nel cassetto da un paio di anni e siamo felicissime del riscontro che sta ottenendo su http://lestoriedilauraetlory.splinder.com

 

Una proposta che vi faccio per la prima volta con questa intervista, che ne dite di collaborare con Historica e poi di pubblicare l’intero libro “Le colpe dei padri” attraverso Lulu per Historica editrice, un mio nuovo progetto, e infine che ne pensate (sempre tema di internet ed editoria) di riviste letterarie indipendenti online come Historica?

Abbiamo “sfogliato” virtualmente Historica e l’abbiamo trovata interessante come progetto e come contenuti. Il vantaggio di Internet è la possibilità di esprimersi con una libertà che difficilmente si ottiene all’interno di un progetto editoriale cartaceo, soprattutto a causa delle pastoie commerciali, finanziarie e di sponsorizzazione. Una collaborazione possiamo tranquillamente prenderla in considerazione. In quanto alla pubblicazione del nostro romanzo con Historica Editrice, saremmo felici di tenere a battesimo questa nuova realtà. La diffusione della propria opera è, in realtà, l’unica vera ricompensa per un’artista. In questo caso, due.

postato da: caffestorico alle ore 16:51 | link | commenti (18)
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lunedì, 30 luglio 2007

INTERVISTA A GIANNI BONFIGLIO, GENIALE IDEATORE DI UN PROGRAMMA TELEVISIVO LETTERARIO

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Signor Bonfiglio, innanzitutto complimenti per l'iniziativa, sto parlando di Leggendario tv, vogliamo spiegare ai lettori di cosa si tratta?

Leggendario è la prima trasmissione televisiva sui libri ideata e diretta da
un editore: Gianni Bonfiglio. Dunque un programma realizzato con competenza specifica e con un chiaro obiettivo:
CONVINCERE GLI ITALIANI CHE I LIBRI SI DEVONO COMPRARE. Non è possibile leggere i libri senza acquistarli.

Uno tra i tanti pregi della vostra trasmissione è quello di andare in onda
in una fascia oraria accessibile al pubblico, ovvero in prima serata, secondo lei è possibile vedere un programma interamente dedicato ai libri come il vostro in un orario decente nella tv pubblica?


I responsabili della Rai sono convinti che un programma sui libri non faccia audience. E di fatto hanno ragione perché si riferiscono a programmi noiosi, fatti da gente noiosa che si parla addosso e che non fa televisione, ma, parlando solamente, produce programmi radiofonici.

Altro pregio di Leggendario è quello di non annoiare i telespettatori cosa
che purtroppo accade spesso quando i protagonisti delle trasmissioni sono i ibri, qual è il vostro "segreto" e come è nata l'idea di produrre Leggendario?

Il segreto è questo: Leggendario prima di essere un programma sui libri è un programma TELEVISIVO, un programma fatto innanzi tutto di immagini, poi suoni e poi parole. Leggendario cerca di sfruttare al massimo il mezzo televisivo, altrimenti, come dicevamo sopra, si rischia di fare radio e dunque di annoiare i telespettatori.
L'idea nasce pensando a un nuovo modo di promuovere i libri: con i BOOK TRAILERS. Nel maggio del 2006 costituisco la Fermento Film con l'idea di cominciare a produrre Book Trailers per i miei libri, quelli della Fermento, e di produrne anche per altri editori. In breve mi rendo conto che la possibilità di veicolazione dei Book Trailers (ne avevamo già prodotti 6) era molto scarsa e si esauriva unicamente a Internet.
Da lì nacque l'idea che se volevamo davvero sviluppare la produzione dei
Book Trailers e renderli il nuovo strumento promozionale per i libri,
dovevamo munirci di un MEDIUM nostro, dovevamo produrre un programma televisivo quale contenitore e veicolo per i Book Trailers e punto di riferimento della promozione e dell'informazione libraria italiana.

A questa domanda deve rispondermi sia come presentatore che come editore, secondo lei qual è il motivo della crisi dell'editoria e quali sono le possibili soluzioni da adottare per incrementare la vendita dei libri?

E' noto che il mercato editoriale italiano è costantemente in crisi e il
numero delle copie vendute è sempre fermo a quota 100 milioni di copie
(compresi i libri scolastici, quelli tecnici, di aggiornamento etc.) con una
media di venduto per singolo titolo di 300-400 copie (a fronte di 55.000
titoli pubblicati ogni anno). Il 20% degli italiani compra libri (i 100
milioni!), l'altro 80% non compra neanche un libro l'anno.
Viviamo in un paese capitalista e consumista, ci fanno comprare e consumare di tutto, ci inducono a bisogni che spesso non sentiamo; e di tutto questo ne andiamo quasi orgogliosi. Sui libri, però, non è mai stato fatto "marketing"; i libri vengono vissuti dagli italiani non come beni di consumo ma come oggetti senza nessun valore economico, dunque da non comprare: eventualmente si chiedono in regalo o in prestito.
Quando si smetterà di dire che bisogna incrementare la lettura e si
comincerà a dire che bisogna incrementare le vendite dei libri quali beni di consumo, indipendentemente dal fatto che i libri vanno letti, allora forse si comincerà a muovere qualcosa. Leggendario nasce con questo scopo: inoculare agli italiani il VIRUS che i libri vanno comprati.

In questo senso programmi come Leggendario possono essere utili ai lettori per indirizzarli verso un corretto acquisto dei libri e spronarli a leggere?

Leggendario non fa critica letteraria, non vuole indirizzare i
telespettatori a comprare questo libro perché migliore di quell'altro
(questo fanno i soliti programmi noiosi). Leggendario vuole solo convincere gli italiani che COMPRARE libri può generare dei benefici. Sono gli autori che intervistiamo (anche qui in modo assolutamente innovativo), gli editori che presentiamo, le copertine che invitiamo a votare che devono in qualche modo farsi "comprare". La selezione la compie direttamente il telespettatore. Noi offriamo solo la vetrina. Li aiutiamo, però, col linguaggio innovativo dei Book Trailer che genera emozioni e che in qualche caso può fare la differenza tra un libro e un altro.

In conclusione, perché un telespettatore, magari anche non appassionato
lettore, dovrebbe seguire Leggendario?


Per scoprire dei nuovi CONSUMI più interessanti e più gratificanti di altri; per entrare in contatto con nuove realtà; per scoprire, attraverso i libri, che esistono migliaia di altre esistenze da mettere a confronto con la propria; per coltivare quei sogni che giorno dopo giorno stiamo
dimenticando.

Spero di essere stato esauriente. Grazie di tutto.

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www.leggendario.tv

postato da: caffestorico alle ore 10:36 | link | commenti (2)
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