CAFFE' STORICO LETTERARIO

Un luogo di incontro virtuale dove poter discutere di cultura sorseggiando un te' seduti in un antico caffè parigino.
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Blogger: caffestorico
Nome: Francesco Giubilei curatore del blog Caffe storico letterario, è un ragazzo di Cesena dove frequenta il liceo scientifico. Ama scrivere e leggere. E' l'ideatore e il direttore dell'e-magazine Historica ( www.historicaweb.com ). E' autore di "Giovinezza partitura per mandolino e canto" con la Società editrice Il Ponte Vecchio. Ha vinto il premio letterario internazionale Titano 2007, sezione giovanissimi. BLOG PERSONALE: francescogiubilei.splinder.com E-MAIL: caffestoricoblog@libero.it

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mercoledì, 05 marzo 2008

 QUALE FUTURO PER L'EDITORIA

Quale sarà il futuro dell'editoria?

Il libro, come lo intendiamo oggi, scomparirà?
Gli e-book avranno il sopravvento?

Esisteranno ancora le case editrici tradizionali o lasceranno lentamente il passo alle nuove forme di editoria?

Sono queste le domande che ci assillano costantemente in qualità di lettori e appassionati e che assillano pure gli addetti ai lavori.

Si possono dare risposte nette, precise, certezze?

A mio giudizio no. Ognuno ha una risposta diversa.

Passeggiando per la blogsfera sono “incappato” in un post di Marcello Baraghini (http://www.riaprireilfuoco.org/blog/?p=178#comments ), editore di Stampa Alternativa, ricco di spunti e di riflessioni interessanti.

Annunciando la creazione di una casa editrice virtuale all'interno del sito Riaprireilfuoco.org, curata dallo stesso Baraghini e da Ettore Bianciardi, l'intraprendente editore scrive:


“molti di voi avranno già storto il naso, pensando che l’editoria on-line sia editoria di secondo livello, niente a che vedere con quella, ben più nobile, sulla carta [...] Molti altri ritengono che pubblicare on line significa svilire la propria opera nel senso che così se ne possono appropriare tutti quanti e che alla fine, anche se gli capitasse di pubblicare l’opera su carta, nessuno la comprerebbe. Invece è il contrario, esattamente il contrario. Moltissimi autori proprio pubblicando on line si sono fatti conoscere e ora sono corteggaiti da case editrici per pubblicazioni tradizionali, almeno finchè esisteranno. Non solo, ma alcuni hanno pubblicato contemporaneamente sia su carta che on line, e sapete cosa è successo? Che le vendita dei libri di carta sono aumentate paurosamente, invece di crollare come ci si sarebbe potuti aspettare.”


Ovviamente tali affermazioni ci trovano pienamente d'accordo. Un racconto o un'opera in generale pubblicata online ha assolutamente la stessa dignità di una pubblicata su carta e su questo (a mio giudizio) non ci piove.

Baraghini però prosegue:


“Sono certo che è solo questione di tempo, ed un giorno, non so quanto lontano, i vecchi racconteranno ai giovani di un tempo in cui incredibilmente gli uomini riempivano di inchiostro candide pagine di carta per poter leggere un libro; ed ogni lettore pretendeva di avere la propria copia personale: pesante, ingombrante, antiecologica ed un pochino ridicola. Ma ancora non è quel giorno.”


In questo caso (ne avevamo discusso qui http://caffestorico.splinder.com/post/13417873) non sono d'accordo.

A mio giudizio i libri non scompariranno mai, nessun e-book reader o chicchessia aggeggio elettronico potrà mai sostituire il piacere della lettura.

L'ho detto tante volte, forse anche da risultare monotono ma secondo me le cose stanno così.

Non mi resta che augurare in bocca al lupo a Bianciardi e Baraghini..

Voi che ne pensate?


Oggi Caffè Storico ha superato le 10.000 visite, grazie a tutti!

postato da: caffestorico alle ore 16:12 | link | commenti (13)
categorie: letteratura
giovedì, 28 febbraio 2008

Presentiamo oggi Gianfranco Franchi, autore, critico letterario e curatore del sito Lankelot (http://www.lankelot.eu), con due recensioni di Gian Paolo Grattarola. Tutte le informazioni su Franchi le trovate qui: http://www.lankelot.eu/?biografia=34

Di questo autore ho letto solo Pagano, un libro coraggioso ricco di spunti di discussione di cui si è già ampiamente parlato su Lankelot, su Letteratitudine e su altri agorà virtuali e non, nuove considerazioni a margine di questo post sono però ben accette

Francesco Giubilei

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HUMANITAS OPUS EST

pagano-grande

Dinanzi ad una regressione socioculturale sempre più diffusa, Franchi si confessa, in questo antiromanzo, ammorbato da una forma di pessimismo antropologico e ritiene che occorra lottare per far emergere un nuovo centro culturale. Lo stato di precarietà in cui versa la generazione nata dalla crema dei sessantottini spalanca dinanzi a sé uno scenario privo di progettualità, in cui il quotidiano diviene scialo e si realizza nella ritualità delle convenzioni e nell’omologazione dei comportamenti.

La civiltà è ormai preda di ritmi disumani, che ci sottraggono giorno dopo giorno forza, idee e sapere, mentre il privilegio del denaro unito allo snaturamento del senso comune producono una costante inquietudine nelle nostre coscienze.

Partendo dunque dall’amara constatazione di vivere in una società di bassa cultura e popolata di selvaggi abitanti di un modo irrimediabilmente votato al decadimento, l’autore decide di partire per un viaggio che spera possa condurlo a riappropriarsi del tempo dell’humanitas.

E non sembri, l’utilizzo di questo termine, il vacuo ricorso ad una dotta citazione, o peggio un eccessivo atto di fiducia nei suoi propositi.

No, Franchi non appartiene a quella categoria di persone che pensa di aver trovato nel passato l’utopia per criticare il presente; ma piuttosto a quella di un sapiente umanista, affetto da una sorta di religiosità letteraria, da un religioso amore per il patrimonio storico, letterario della propria nazione.

Il suo atteggiamento lo assimila in maniera del tutto inequivocabile alla figura di quegli antichi umanisti, i quali non badarono unicamente a riproporre i valori di un mondo passato, ma inventarono addirittura l’antichità, creando una nuova mitologia fondativa della cultura europea.

A tal proposito egli sgombra subito il campo da ogni possibile equivoco, chiarendo fin dalle prime pagine che le origini della cultura europea non vanno cercate nella precaria tradizione giudeo-cristiana, come molti sono portati a credere, ma in quella illuminante, raffinata e radiosa dell’universo pagano.

Franchi rifugge dal sentimentalismo buonista e combatte da par suo la montante deriva civile convinto solo che l’etica affondi le radici nelle leggi non scritte degli dèi, quelle che in ogni caso non possono essere mai violate.

La via maestra è quella della messa in valore della cultura; una via che porta, attraverso la riflessione e la dotta consapevolezza, inevitabilmente tra i silenzi inquietanti della solitudine.

E’ questa la ragione per cui non potremo parlare in questo caso di una fuga dal mondo nel compiacimento della propria personale erudizione, ma del ricorso ad uno strumento necessario di rieducazione al senso del bello e della virtù.

I libri costituiscono per lui una frequentazione ineludibile, una fame di quella menzogna letteraria e spirituale che non può non chiamare infinito, la necessità impellente di contrastare l'invasività di un mondo che produce la fine di ogni sacralità.

Egli scrive in preda all’emergenza espressiva di una tensione liberatoria, consegnandoci un testo che non costituisce una maniera distaccata di osservare il mondo, né il tentativo di trascenderlo; ma che è la vibrante presa di posizione di un intellettuale, cui non fanno difetto il coraggio, la sincerità e la crudezza verbale. Ovunque impazza il sarcasmo disincantato di uno scrittore caustico, ribelle ed insolente, che dispensa in maniera equanime i propri strali all’imprenditore brianzolo filoyankee e all’imbolsito professore universitario, dal sorriso bonario.

Chiunque intenda ancora opporsi alla banale adorazione del presente come il migliore dei mondi possibili, troverà in Pagano le tracce inconfondibili di una letteratura di vibrante testimonianza civile.


Gian Paolo Grattarola

17.XI.2007


EDIZIONE ESAMINATA e BREVI NOTE

Gianfranco Franchi (Trieste, 1978), narratore, poeta e critico letterario romano e mitteleuropeo. 

Gianfranco Franchi, “Pagano”, Il Foglio Letterario, Piombino 2007.
Prefazione di
Gordiano Lupi. Postfazioni di Francesca Mazzucato e Patrick Karlsen.

Approfondimento in rete: CS e nota di FM in Books and Other Sorrows / Intervista di Renzo Montagnoli (Arteinsieme). / Letteratitudine / Rassegna Stampa (dal 9 Settembre: in progress

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DISORDER TRA FRAMMENTI CRUDI E FEBBRILI

disorder

 Raccolta di racconti, pamphlet, riflessione personale sulla creatività, memoir intimo, manuale sul mestiere di vivere : chi lo sa, chi può dirlo ? Il libro di Gianfranco Franchi probabilmente era nato proprio come una sorta di saggio sul mestiere dello scrittore in una società ammorbatala dal virus della precarietà del lavoro e dell’insicurezza sociale. Poi però, come accade a tutte le opere felici, deve essere stato investito da quella fantasia che arriva a scompaginare le vite ordinarie degli esseri umani e a renderle in fondo più varie e più autentiche. Così il libro è arditamente divenuto un oggetto difficilmente catalogabile. Eppure, proprio a cavallo dei vari generi, in quella difficile mistura, l’autore ha raggiunto un equilibrio disarmonico pressoché perfetto, inanellando pagine allo stesso tempo intense e scanzonate, intelligenti e godibili.

Concedendosi senza reticenze, sia pure mettendosi in campo dietro il paravento di carta del personaggio di Guido Orsini, Franchi ha rovistato nei propri sogni, ripescato nei propri ricordi, saccheggiato nei propri processi mentali, per illuminare almeno un po’ il mistero della sua esistenza, simile in tutto e per tutto a quello della scrittura. Lontani sono gli oggetti, le persone ed i paesaggi che la memoria fa riaffiorare ed ai quali la scrittura restituisce l’ultima forma possibile, il pathos della lontananza. Un mistero immenso di cui riusciamo a scalfire unicamente il guscio, ma di cui in realtà non sappiamo quasi nulla e la luce fioca delle nostre conoscenze è attorniata da un tumulto inquieto di tenebre. Percepiamo alcuni tratti costanti dello scrittore, la sua inconfondibile maniera di essere, la sua personalissima cifra stilistica, e quando pensiamo di averne afferrato il senso egli cambia la rotta della sua scrittura, virando repentinamente in altra direzione. Colti da un inevitabile senso di disorientamento, ci rendiamo subito conto che sta saggiando nuove zone della tastiera, imprimendo al suo itinerario una felice e costante discontinuità.

Là in quell’atmosfera amara e disincantata, sul crinale di quella linea d’ombra si muovono i racconti, genere impuro per antonomasia, ma questo non è un male nella letteratura come nella vita. Franchi ne è visceralmente consapevole, poiché non gli è ignoto che dalla purezza fittizia nascono solo linciaggi morali e fantasmi oscuri. Non si può essere puri ed umani ad un tempo, per questo nelle sue pagine non vi è alcunché di venerabile, ma solo la denuncia di un male di vivere che affiora mutevole come un’ombra che ci portiamo dietro dalla nascita.

Disorder è un forte antidoto alla sopravvivenza, in cui la scrittura costituisce lo sforzo di trascendere l’individualità e la miseria umana, l’ansia di elevarci al di sopra della recrudescenza culturale, sociale e civile, afferrando la realtà nella sua confusione vitale. Franchi avverte la consapevolezza che letteratura e vita non possono mai convogliarsi su binari diversi. Per lui scrivere è un modo di pensare e deve essere un pensiero il più possibile limpido, libero e rigoroso. Affermazione impegnativa che l’autore rispetta intrecciando una prosa tersa di riflessioni, aneddoti e confessioni sulla propria vita privata.

Il respiro dei suoi racconti, pur lontano da sterili accademismi, risente dell’intelligenza polemica di un letterato massimalista cresciuto appeso ai libri. La ricca messe di temi e problemi che il libro affronta è dunque garanzia del suo acume critico e del suo valore. Sono pagine dure ma poetiche, nelle quali al dolore e alla solitudine si contrappongono il potere della parola in una funzione quasi curativa e liberatoria. Una poesia che nasce dall’immagine, da taluni flash ossessivi, calmi e violenti ad un tempo.

Il lettore entra nelle storie di Guido Orsini trovandosi prigioniero dentro ad un’atmosfera coinvolgente, e quando il libro si chiude non può non provare un profondo dolore allo stomaco.


Gian Paolo Grattarola






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categorie: letteratura
lunedì, 18 febbraio 2008

 OSVALDO NAVARRO

La morte di un grande poeta cubano in esilio


catarsisIl romanziere e poeta cubano Osvaldo Navarro è morto nel suo esilio messicano, il 7 febbraio 2008, vittima di un infarto. I suoi resti sono stati cremati e le ceneri portate dalla moglie, la poetessa Elena Tamargo, a Miami - dove risiedono i figli Osvaldo e Nazin - per essere sepolte in terra statunitense. Navarro nasce a Santo Domingo, in provincia di Villa Clara, nel 1946, membro delle forze armate e del ministero degli interni per dieci anni, studia filologia alla Università dell’Avana e consigliere culturale nella ambasciata cubana di Mosca fino al 1987. Vince molti premi nazionali di poesia e ottiene importanti riconoscimenti per la sua opera letteraria. Osvaldo Navarro è un convinto difensore del realismo socialista nella creazione artistica, ma a un certo punto della sua vita perde fiducia nel processo rivoluzionario e nel 1993 ripara in Messico. Vive da esiliato volontario, per qualche periodo soggiorna a Miami, torna in Messico, fonda la rivista Nao e lavora come promotore culturale. Tra le sue opere di poesia citiamo De regreso a la tierra (1974), Los días y los hombres (1975), Espejo de conciencia (1989), Las manos en el fuego (1981), Nosotros dos (1984), Combustión interna (antologia, 1985), Clarividencia (1989), Xabaneras (1996) e Catarsis (1999). Tra i romanzi ricordiamo El caballo de la Mayaguara (1984) - premio nazionale della critica cubana - e Hijos de Saturno (2002). Figli di Saturno sarebbe un libro importante da far conoscere in Italia, perché è un omaggio a tutte le persone che hanno creduto nella rivoluzione cubana e ne sono state divorate. L’istituto Politecnico Nazionale del Messico pubblicherà un’antologia della sua opera poetica e un suo saggio su José Martí.

Osvaldo Navarro è stato uno dei migliori poeti cubani contemporanei, in un primo periodo della sua vita convinto rivoluzionario, appena si rende conto della grande truffa castrista lotta contro il regime fino a riparare in esilio. In ogni caso Osvaldo Navarro non mette la poesia al servizio di un’ideologia e questa è la sua grande forza letteraria. Non ha mai scritto un libro celebrativo del regime e non si è piegato al ruolo di poeta cortigiano, neppure quando era convinto assertore della bontà rivoluzionaria. Nella Cuba di Fidel Castro nessuno scriverà una riga sulla sua morte, visto che in passato è stato definito dal regime come opportunista. Osvaldo Navarro resta nel gruppo dei poeti da dimenticare, tra i letterati che non vanno studiati, depennato dalla lista degli scrittori in lingua spagnola dei quali è lecito occuparsi. Meno male che istruzione e cultura (insieme alla sanità) sono le cose migliori che citano sempre i fiancheggiatori del regime. Ho avuto la triste notizia della morte di Navarro dallo scrittore cubano Felix Luis Viera, pure lui esule in Messico e destinato a vivere lontano dalla sua terra per colpa di un regime duro e intollerante. Per ricordare un grande scrittore pubblico una piccola antologia poetica in lingua originale, accompagnata dalla mia traduzione letterale che fa perdere liricità ai testi ma è utile per comprendere il significato. Osvaldo Navarro parla di solitudine, dialoga con se stesso, sente di essere rimasto senza parole e senza musica, di non avere più la forza di scrivere poesia, vuol essere vegetariano in un mondo di antropofagi, comprende che tanti amici si sono lasciati condurre su una strada sbagliata e che adesso si bruciano le ali per aver volato troppo vicino al fuoco. Parla di politica in modo velato, con sottili allusioni e raffinata scelta lessicale, usa la poesia fantastica per realizzare un importante discorso sociale. Le idee modificate da uomini che non sono all’altezza dei loro sogni producono mostri, come il sonno della ragione, come un antropofago che cucina carne umana e si lascia tentare dal sapore proibito. Osvaldo Navarro critica Stai Uniti e Cuba, non risparmia nessuno, in un atto di accusa che unisce globalizzazione a base di hamburger alla rivoluzione cubana che predilige carne di cannone e lingue di poeti stufate. Uno scrittore che sono orgoglioso di presentare per primo in Italia e che dovrebbe essere tradotto e pubblicato anche nel nostro paese.


Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi


ANTOLOGIA POETICA


Traduzioni a cura di Gordiano Lupi



CALDA ETÁ


La solitudine che assumo è tanto divina

che a ignorarla così tanto siamo in due:

uno nella sala da pranzo mangia il suo riso

e l’altro lava il piatto nella cucina.


Navarro è un buon uomo che si china

e coniuga i verbi sempre in noi.

Osvaldo è colui che fronteggia Dio,

ed è una debole ombra che illumina.


A volte siamo di più, e siamo tanti

che non basta la terra per tutti coloro

che abitano questa severa solitudine.


Parlo con me, che è come dire noi,

però gli altri non intavolano un dialogo:

gli altri sono io stesso nella sua calda età.




ATONALE


Figli, indicatemi il tono,

che sono rimasto senza musica.

Sordo di me stesso, ascolto

solo lamenti e suppliche,

il rumore delle anime

e certe note stupide

che ripetono e ripetono

in un vuoto di acustica.

Ora non ascolto gli accordi

di quelle mattine fulgide,

con la sua vertigine di passeri

e strepito di ali ossidate.

Delle primavere non

ricordo le ultime risate

né il compasso delle stelle

in quelle notti uniche,

e tu, donna, che vibravi

come una chitarra pudica.

Non sento suonare le campane

il re della mia ape ludica,

né a mia madre che suonava

questa mia lira così rustica.

Figli, indicatemi il tono,

che sono rimasto senza musica.



ANTROPOFAGIA


Guarnita con succo di limone e arrostita alla griglia

come arrachera o churrasco - alla argentina -,

la carne umana è un manicaretto di lusso

sulle tavole delle classi alte,

ristoranti esclusivi, alberghi a cinque stelle.


Si prepara anche con cipolla e curry - stile indio -

per le feste della patria e per i banchetti

che frequentano dignitari, arcivescovi, grandi investitori.


Gli Stati Uniti - importatori di animali vivi -

possiedono mattatoi molto sviluppati

dove lo squartamento si realizza in modo automatico.

Utilizzano persino le frattaglie,

alle quali aggiungono soia e altri ingredienti - formula segreta -,

e formano una pasta con la quale modellano hamburger e nuggets,

che le aziende vendono alle catene internazionali del fast food.

È un’industria efficiente e produttiva

che si ispira alla scuola classica tedesca:

fabbricano tele con i capelli, bottoni con le ossa e sapone con il grasso.


La pubblicità sulla carne umana in televisione è sensazionale.

Presentano culturisti, ballerine, attori di cinema

ricostruiti da bisturi estetici.

Il messaggio subliminale è che la carne non serve solo per fornicare,

ma contiene anche un alto potere nutrizionale.


Nei mercati popolari del mondo,

si vende salata, come prosciutto - alla messicana - per friggere,

o secca, per cuocere con il pomodoro come carne salata di cavallo - alla uruguagia.

Nei ganci delle macellerie attaccano le gambe,

i bracci e le costole, tra le mosche e l’odore delle specie animali.

Si vendono anche gli occhi, le mammelle, le viscere, i testicoli

cucinati nelle forme più diverse e serviti come antipasti,

saltati con cilantro, cipolla cruda ben tagliata e qualcosa di

piccante, avvolti in pane arabo o in frittate di mais.


A Cuba - paese molto speciale - l’uccisione si realizza per fucilazione,

per prurito militare e per attaccamento alla tradizione delle guerre di indipendenza.

La carne è sottomessa a un processo simile a quello degli Stati Uniti,

però con l’influenza degli indios caraibici (cannibali),

che guarnivano le prede con aglio di montagna, peperoni piccanti e culantro.

Il contenuto si aumenta con soia e farina di grano,

e si produce un impasto insipido e molle (senza involucro)

chiamato pasta di carne.

(Siccome la distribuzione è razionata,

gli affamati hanno saccheggiato le cripte dei cimiteri).

I capelli si disperdono per mancanza di tecnologia,

però il grasso – se ci fosse – si utilizza nelle salse

(Echale salsita, dice il son),

e le ossa, in succulenti minestroni

e nella stregoneria industriale, grande produttrice di dollari.

I dirigenti e i capi preferiscono la carne di cannone

e la lingua stufata dei poeti.


Gli spagnoli sono fanatici di sangue e viscere,

per fare salsicce,

e affumicano un prosciutto di gamba montanara

che non ha niente da invidiare a quello di maiale.


La Francia è una cosa a parte.

Là cuociono al forno alcuni pasticcini di cervello,

estratti dagli artisti naif di Haiti e dagli immigranti arabi,

il cui odore cartesiano si percepisce fino in cima alla Torre Eiffel,

e cenano frugalmente con buon vino da tavola.


In Africa, dove ci sono usanze molto strane,

fanno imputridire la carne, e se la mangiano, con le mani,

mescolata con manioca,

anch’essa in stato di putrefazione.


I giapponesi - di palato tanto raffinato -

preferiscono le mani e i piedi di donna, perché,

secondo gli esigenti consumatori,

hanno un sapore più raffinato delle pinne di pescecane.


I cinesi hanno sviluppato un’industria innovativa,

che consiste nell’applicare la tortura cinese in modo produttivo:

tagliano pezzi ai dissidenti, senza ammazzarli,

e hanno invaso il mondo con queste fette di carne,

come se fossero pesci congelati:

così hanno aumentato del due per cento il prodotto interno lordo.


Io, che sono un poco schizzinoso e mi faccio scrupoli,

sono diventato vegetariano,

e me ne vado con le vacche e i cavalli

a ruminare la poca erba che ancora verdeggia nei campi.


Nota: Alcune espressioni sono intraducibili e non hanno un corrispettivo italiano. Si tratta di termini culinari, spezie e modi di dire cubani. Ho scelto di lasciarli nella forma originale indicandoli con un corsivo.



NEL FUOCO


Ho visto e so cose che non ho detto né dico,

cose tristi, a volte amare e onerose

botte che gli amici danno come fossero rose,

cose che sembrano più un lavoro del nemico.


Ho visto e so di amici che si convertirono in cose

e di cose che presero il posto dell’amico,

vidi come il fratello passò al nemico

e vidi come si arrampicavano all’albero le lumache.


Vidi gli uomini errare come farfalle

e bruciarsi le ali leggere e amorose

nel fuoco di tutti senza che ci fosse un testimone.


Vidi molto di più, vidi gli escrementi correre verso le fosse

di un tempo che puzzava come un vecchio mendicante

e verità pericolose zittire i testimoni.



Opere originali di Osvaldo Navarro (1946 – 2008)

Traduzioni di Gordiano Lupi

__________________

OSVALDO NAVARRO (1946 - 2008), morto alcuni giorni fa in Messico. Navarro è un interessante poeta e romanziere cubano, autore di un libro come I figli di Saturno (2002), purtroppo edito solo in spagnolo e in inglese, che andrebbe conosciuto anche in Italia. Il mio piccolo lavoro si pone l’obiettivo di far apprezzare in parte la sua arte poetica.

postato da: caffestorico alle ore 16:49 | link | commenti (1)
categorie: letteratura
sabato, 02 febbraio 2008

TENERA E' LA TRUFFA

In un articolo apparso sulla pagina culturale de Il Giornale, Paolo Bianchi ci racconta di uno scherzo ai danni della casa editrice "Il Filo" di Viterbo. Consiglio innanzitutto di leggere l'articolo, di seguito il pdf tratto da Riaprire Il Fuoco:

http://www.riaprireilfuoco.org/images/filosugiornale.pdf

Come sapete il tema dell'editoria a pagamento mi è molto caro e Historica tempo fa si fece promotrice di una raccolta firme contro questi pseudo editori.

In archivio, già impaginato e completo abbiamo uno speciale sugli editori a pagamento con un'intervista inedita a Silvia Ognibene e altri interessanti contributo che però ho preferito, per il momento, tenere in standby.

Si discuteva del tema dell'editoria a pagamento da Massimo Maugeri su Letteratitudine, Barbara Gozzi ne parla con una recensione al libro della Ognibene sul suo blog e tanti sono gli spunti online su questo argomento.

Purtroppo però molti autori esordienti per poca inffilodiviterboormazione e per ingenutità spesso cadono nella trappola dell'editoria a pagamento finendo con lo sborsare centinaia e centinai di euro o acquistando notevoli quantità dei propri libri. Assurdo.

L'editore dovrebbe essere un imprenditore, se invece di investire i propri soldi per la pubblicazione di un libro li chiede agli autori, azzera i rischi imprenditoriali e la sua figura coincide in tutto e per tutto con quella di un semplice tipografo.

A questo punto converrebbe rivolgersi a una tipografia o a un'azienda specializzata in printing-on demand come Lulu.

Il discorso sarebbe molto ampio, potremmo stare delle ore a discutere su questo fenomeno, intanto però riporto le domande fatte da Maugeri con le mie risposte.

- Partendo dal presupposto che quello dell’editoria a pagamento sia un fenomeno da stigmatizzare, ritenete che le colpe principali (ammesso e non concesso che ci siano colpe) siano da imputare all’editore che chiede il contributo o all’autore che paga?


La colpa non è degli editori ma degli autori.
Mi spiego i ladri e i truffatori esisteranno sempre, sta nei clienti però non farsi truffare.
Gli editori ci provano, se poi trovano i coglioni (come li chiama Ettore Bianciardi) che pagano per un non servizio tanto meglio.
Questi editori esisteranno per sempre, bisogna rassegnarsi, bisogna lottare non per la loro elimininazione (impossibile, chiedere soldi per pubblicare non è illegale) ma per far sapere agli scrittori, soprattutto gli esordiente che esistono anche editori che pubblicano senza chiedere un contributo.

Gli editori a pagamento (che chiedono un contributo all’autore) sono da condannare a prescindere?

Secondo me sì perchè sono dei non-imprenditori.
Ci sono però quelli che chiedono soldi e poi cercano di diffondere e promuovere il libro e quelli (la maggior parte) che si disinteressano dell’opera del malcapitato autore.

postato da: caffestorico alle ore 13:31 | link | commenti (7)
categorie: letteratura
giovedì, 31 gennaio 2008

IL POTERE DEL WEB NEL MERCATO DEI LIBRI

Su Letteratitudine di Massimo Maugeri si discute di libri e web argomento a noi molto caro. In particolare, prendendo spunto da due articoli riportati nel post (http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2008/01/30/il-potere-libresco-e-salvifico-del-web/ ), si cerca di capire attraverso un dibattito che si preannuncia davvero interessante quale in che modo blog e siti letterarie influenzino il mercato editoriale. Maugeri chiede:

1. Dando per scontato che, per quanto concerne l’acquisto dei libri, il web (considerato nel suo complesso) ha un suo potere persuasivo, ritenete che tale potere sia effettivamente paragonabile a quello tradizionale delle recensioni pubblicate sui giornali (sempre considerate nel complesso) ?
2. Ritenete che, in effetti, «vendere di tutto un po’» sarà l’inevitabile futuro per l’editoria?

A seguito di questo post riporterò  i commenti a mio giudizio più interessanti in modo da fornire una risposta completa alle domande fatte da Maugeri. Ovviamente nuovi commenti "inediti" sono ben accetti.

postato da: caffestorico alle ore 12:27 | link | commenti (8)
categorie: letteratura, segnalazioni varie e commenti
martedì, 15 gennaio 2008

RETE-LETTERATURA

Sono sempre più frequenti (soprattutto online) i dibattiti sul rapporto rete-letteratura.

C'è (e non sono pochi) chi considera internet come un luogo inferiore al cartaceo.

Mi spiego: c'è chi pensa che pubblicare un racconto su una rivista cartacea valga più che pubblicarlo su una rivista telematica o blog letterario. Sbagliatissimo. Mentalità tutta italiana che vede il nuovo come inferiore al tradizionale.

Mentre effettivamente fino a pochi anni fa il cartaceo aveva un'autorevolezza maggiore del mezzo informatico, oggi, secondo me, non è più così.

Certo, bisogna saper valutare correttamente nel mare magnum della rete quale sono i siti attendibili e autorevoli però, una volta individuati,  danno garanzie che si possono tranquillamente equiparare ai prodotti cartacei.

Al giorno d'oggi un buon sito letterario e una buona rivista letteraria si equivalgono, secondo me.

Ci sono però delle differenze sostanziali, questo è un dato di fatto.

Una  differenze la identifica lo scrittore Michel Houellebecq, già curatore di un blog ora chiuso, che spiega così il motivo di tale scelta:

“L’ho chiuso perché non ne avevo il tempo. E poi perché un blog non è scrivere come lo intendo io. La bellezza di un libro è che ha sempre una fine, un blog invece è un sistema che ignora la parola “fine”, come A la recherche du temps perdu di Marcel Proust."

Ora vi domando cosa significa per voi che un blog è un sistema che ignora la parola fine?

E poi non è forse il bello della rete creare dibattiti sui libri e quindi evitare che la loro fine coincida con l'ultima pagina?

postato da: caffestorico alle ore 19:32 | link | commenti (7)
categorie: letteratura
domenica, 13 gennaio 2008

UNA COMMUNITY INDIPENDENTE-MENTE

presentazione del libro di Maria Giovanna Luini

una storiaCi sono luoghi che non tutti conoscono, al riparo da guardi indiscreti, magici, dove si respira un'atmosfera culturale vera, dove si palpano la passione e l'amore per i libri, per la letteratura, quella vera.

Il  libro di Mike Buongiorno è sotto un tavolo, nascosto, si intravede appena, l'ultimo  romanzo di Valerio Massimo Manfredi è accanto alla nuova opera della Mazzucato.

Il primo edito da Mondadori ed il secondo da Edizioni Creativa.

Nella narrativa libri di Albus, Alet, Minimum Fax, Edizioni Creativa, Fernandel, Coniglio... tutte case editrici medio-piccole e sopratutto indipendenti.

Libri venduti indipendentemente, da una libreria in cui si possono trovare libri che di solito si acquistano solo online o dopo lunghe ed estenuanti richieste ai librai accompagnate sovente da occhiatacce.

Una stanza piena di libri, ben arredata con uno stile originale.

Un libraio-autore, molte presentazioni e incontri con gli autori.

Il caso ha voluto che questa libreria fosse a pochi chilometri da casa mia, nel capoluogo limitrofo, Rimini.

Venerdì 11 Maria Giovanna Luini presentava il suo libro "Una storia ai delfini" davanti a pochi eletti, in un ambiente bello, tranquillo, in cui si potevano catturare meglio le sfumature, in cui si poteva meditare più profondamente sul significato delle parole e delle frasi.

E c'era da meditare, sicuramente.

Si è parlato di vita, di dolore, di scrittura, alternando riflessioni serie a momenti scherzosi.

L'autrice ha domandato al pubblico, cosa rara, ed il pubblico ha ricambiato con osservazioni profonde e pensieri rari per una presentazione di un libro.

La barriera che si frappone di solito tra l'autore ed i lettori è stata abbattuta con la forza delle parole, una presentazione che potremmo definire 2.0, multimediale, una sorta di community tra tutti i partecipanti, oggetto principale un libro, splendido, di Maria Giovanna con tanti link e collegamenti ipertestuali ad altri argomenti.

Francesco Giubilei

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categorie: letteratura
giovedì, 27 dicembre 2007

PER CHI SUONA LA CAMPANA

gli editori a pagamento e gli autori esordienti

Molti di voi mi criticheranno, riceverò commenti offensivi, come già accaduto, ne sono sicuro, oppure la mia proposta sarà ignorata, probabile.

Almeno non sono solo, c'è anche Boris Borgato con me.

Mi rendo conto che è un'iniziativa pericolosa, in questo campo fioccano le querele e gli insulti, non sarebbe la prima volta, ma perché tacere?

Dante condanna all'anti inferno (nemmeno all'inferno perchè "nè lo profondo inferno li riceve, ch'alcuna gloria i rei avrebber d'elli") gli ignavi, coloro che nella propria vita vissero senza infamia e senza lode, senza prendere una posizione, facendo finta di niente.

"Questo misero modo tegnon l'anime triste di coloro che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.

Mischiate sono a quel cattivo coro de li angeli che non furon ribelli nè fur fedeli a Dio, ma per sè furono."

Preferisco rischiare quindi, preferisco prendere una posizione netta, lottare per ciò in cui credo perchè anch'io, a mio tempo, sono stato vittima di questo perverso sistema.

Credo nei libri, credo negli editori, quelli onesti che fanno letteratura senza chiedere soldi e disprezzo quelli che invece lo fanno.

Quelli che sfruttano gli autori esordienti per chiederli contributi alti (1500 euro), esorbitanti (3000 euro per poche copie), folli (6000 euro).

Quelli che sfruttano gli esordienti per chiederli contributi punto.

Mi imbarco su una nave che a stento sta a galla, per attraversare un oceano pieno di insidie, ma credo nel mio mezzo.

Salgari, pochi lo sanno (io stesso fino a pochi giorni fa non ero a conoscenza di questa triste storia), si tolse la vita per la disperazione lasciando una lettera ai figli e una missiva sarcastica agli editori:

« A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna. »


Brano che ci deve far riflettere.

Il mercato editoriale italiano è marcio.

Silvia Ognibene analizza il fenomeno dell'editoria a pagamento nel libro-inchiesta “Esordienti da spennare” (Terre di mezzo editore) nel quale cerca di mettere in guardia gli autori esordienti da questi pseudo editori.

I problemi di fondo infatti sono due:

  1. L'ansia da copertina di molti scrittori o pseudo tali.

  2. La mancanza di informazione.

Benchè pubblicare a pagamento venga vista come una cosa vergognosa, da nascondere, molti esordienti credono che questo sia l'unico modo per pubblicare il loro libro.

Non sanno invece che esistono alcune case editrici medio piccole che pubblicano esordienti gratuitamente senza chiedere i contributi.

Bisogna mettere in guardia tali autori e quale miglior modo che una petizione anti editori a pagamento?

Ebbene vi invito a sottoscrivere tale petizione sul blog http://controeditoriapagamento.splinder.com

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categorie: letteratura, segnalazioni varie e commenti
domenica, 09 dicembre 2007

L'ORO IN BOCCA

Finalmente è arrivato.

L'ORO IN BOCCA, PRIMO LIBRO DI ALICE SUELLA RESPONSABILE SEZIONE "CINEMA E SPETTACOLO" NONCHE' STORICA COLLABORATRICE DI HISTORICA.
IL LIBRO COSTA SOLO 12,50 EURO SI PUO' ACQUISTARE, OLTRE CHE IN LIBRERIA, QUI:
http://www.internetbookshop.it/code/9788889378397/suella-alice/oro-bocca.html
ORA SAPETE CHE REGALO FARE AI VOSTRI AMICI E PARENTI.

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Di seguito il pdf con tutte le informazioni sul libro:

alice libro

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categorie: letteratura
martedì, 04 dicembre 2007

SCRITTURA

Socrate non scrisse nulla perchè ritenne che la sua ricerca filosofica non poteva essere continuata dopo di lui da uno scritto.

Egli pensava che lo scritto può comunicare una dottrina, non stimolare una ricerca.

Il motivo probabile della mancata attività di Socrate scrittore può vedersi adombrato dal Fedro di Platone dove il re egiziano Thamus si  rivolge a Theuth, inventore della scrittura, con queste parole:

"Tu offri ai discendenti l'apparenza, non la verità della sapienza; perchè quand'essi, mercè tua, avranno letto tante cose senza nessun insegnamento, si crederanno in possesso di molte cognizioni, pur essendo fondamentalmente rimasti ignoranti e saranno insopportabili agli altri perchè avranno non la sapienza, ma la presunzione della sapienza"

Quindi la scrittura è una perdita di tempo? Giro a voi la domanda-provocazione.

ESTRAPOLATO DA ITINERARI DI FILOSOFIA

postato da: caffestorico alle ore 16:18 | link | commenti (6)
categorie: letteratura